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Local.IlegalizaciondeBatasunar1.4 - 18 Jul 2005 - 21:09 - Main.www-datatopic end
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dossier batasuna Indice

-CAPITOLO I-

Cenni storici

1.1 Storia dei Paesi Baschi………………………………………………....1

1.2 La debole tregua di Lizarra…………………………………………….6

1.3 La nascita di Batasuna………………………………………………....7

1.4 L’ ilegalizaciòn di Batasuna: la doppia via……………………...……10

-CAPITOLO II-

Il complesso terrorista

2.1 La creazione del Movimento di Liberazione Nazionale Vasco da parte dell’ETA…………………..………………………………………………13

2.2 La “pedagogia della violenza”………………………………………..15

2.3 Il principio dello sdoppiamento………………………….……………17

2.4 La struttura del MLNV………………………….…………………….18

-2.4.1 La creazione della Koordinadora Abertzale Sozialista organizzazione subordinata dirigente il complesso delle attività non-militari dell’ETA.

-2.4.2 Passaggio KAS-EKIN

2.5 Il fronte politico istituzionale dell’ETA: il partito BATASUNA………………………………..……………………………...23

-2.5.1 le Herrikos Tabernas

-2.5.2 Funzioni del Fronte politico istituzionale dell’ETA

2.6 Il fronte Operaio………………………………………………………27

2.7 Il fronte Culturale Mediatico………………………………………… 27

2.8 Il fronte di Massa…..……………………………………………….…28

2.9 Il finanziamento del Movimento di Liberazione Nazionale Vasco……………………………………………………………………...29

-CAPITOLO III-

3. I procedimenti per la messa al bando di Batasuna

3.1 La strategia dello Stato nella lotta contro Batasuna……………….....34

3.2 La via penale…………………………………………………………43

3.3 La via democratico-costituzionale: l’azione del Parlamento e del Governo………..………………………………………………………….48

3.4 L’azione della Procura Generale dello Stato……….…………………54

-CAPITOLO IV-

4. La Ley de Partidos Politicos

4.1 Il patto antiterrorismo e la nascita del progetto di legge sui partiti politici………………….………………………………………………….56

4.2 Il contenuto della legge organica sui partiti politici………….………59

4.3 Entrata in vigore della ley de partidos……………..………………….73

4.4 Il dibattito politico per l’approvazione della ley de partidos…………74

4.5 La disciplina precedente all’entrata in vigore della ley de partidos……………………………………………………………………84

4.6 La legge 54/1978…………………………………………………...…87

4.7 Gli obiettivi alla base della legge 6/2002……………………………..89

4.8 Considerazioni conclusive sulla ley de partidos…………………...…97

-CAPITOLO V-

5. Analisi sulla costituzionalità della Ley de Partidos

5.1 Prima questione sulla costituzionalità della legge. Relativa alle libertà concesse dalla legge nell’esercizio delle attività di un partito politico………………………….………………………………………..101

-5.1.1 Analisi degli articoli 6 e 22 della Costituzione e delle sentenze del Tribunale Costituzionale 2/1981; 85/1986; 56/1995; 101/1983

-5.1.2 Analisi della giurisprudenza del Tribunale Europeo per la protezione dei diritti dell’uomo e del cittadino sulla base degli articoli 10 ed 11 della Convenzione di Roma (sentenze 30/1/1998; 25/5/98; 9/4/2002)

-5.1.3 Analisi dell’articolo 1 della ley de partidos in relazione all’articolo 4.1 dell’abrogata ley de partidos del 1978 e con il progetto di legge (art. 8.2) e dell’articolo 9.1 riguardo alla sua attinenza con la risoluzione del Parlamento Europeo a4-0342/96.

5.2 Seconda questione sulla costituzionalità della legge. Questione relativa alla legittimità delle ingerenze e limitazione del potere pubblico nell’attività dei partiti politici………………………………….122

-5.2.1 Considerazione della giurisprudenza del Tribunale Europeo dei diritti umani attraverso le sentenze 25/5/1998 riguardo alle disposizioni contenute negli articoli 9.2 e 9.3 della ley de partidos ed analisi del “dictamen” del Consiglio Consultivo del Parlamento catalano sul significato da attribuire al silenzio-assenso.Sentenza del Tribunale Europeo 25/8/1998.

-5.2.2 Analisi dell’articolo 9.4 della ley de partidos

5.3 Terza questione di costituzionalità della legge. Relativa all’irretroattività della legge……………………………………………..136

-5.3.1 La teoria del sollevamento del velo

5.4 Le ipotesi d’incostituzionalità sollevate………..……………………148

-5.4.1 Analisi dell’articolo 1 della ley de partidos in possibile contrasto con la sentenza del Tribunale Costituzionale 107/1984, con l’articolo 10.1 e 13.1 della Costituzione

-5.4.2 Analisi dell’articolo 2.1 in possibile contrasto con l’articolo 9.3 della Costituzione

-5.4.3 Analisi dell’articolo 4.2 in possibile contrasto con l’articolo 22.4 della Costituzione e, di conseguenza, possibile incostituzionalità dell’articolo 5.2

-5.4.3 Analisi degli articoli 5.6, 12.1 b), 12.3/4 in possibile contrasto con gli articoli 9 e 24 della Costituzione.

-5.4.4 Analisi dell’articolo 9 commi 1, 2, 3 per possibile contrasto con l’articolo 9.3 della Costituzione che sancisce il principio di irretroattività.

-5.4.5 Analisi dell’articolo 10.2 in possibile contrasto con l’articolo 9.3 della Costituzione

-5.4.6 Analisi dell’articolo 11.1 contrario al principio della divisione di poteri.

-5.4.7 Analisi dell’articolo 11.7 in contrasto con la sentenza 188/1994 del Tribunale Costituzionale che richiede la seconda istanza quando vengano in gioco diritti fondamentali.

-5.4.8 Analisi della seconda disposizione aggiunta in contrasto con gli articoli 9.3 e 23 della Costituzione

-5.4.9 Analisi della disposizione transitoria unica in contrasto con l’articolo 9.3 della Costituzione. -CAPITOLO VI-

6. Giurisprudenza della Corte Europea

6.1 Dissoluzione del Refah Partisi……………………………………....176

6.1.1 Decisione della Corte Costituzionale turca.

6.1.2 Decisione della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

6.1.3 Dissenting opinion.

6.2 Il caso del Partito Socialista turco……………………...….……...…190

    1. 2.1 Decisione del Tribunale Costituzionale turco

    1. 2.2 Il ricorso al Tribunale di Strasburgo

6.3 TBKP e Partito delle Libertà………………………………………...202

-CAPITOLO VII-

7 Situazione nel diritto comparato

7.1 La dissoluzione dei partiti politici in Germania……………………..207

7.2 La legge francese sui partiti politici…………………………………220

-CAPITOLO VIII

8 I partiti politici in Italia

8.1 Il disposto costituzionale…………………………………………….223

8.2 Il dibattito costituzionale e le lacune legislative………………….…226

APPENDICE

1. Testo completo della Ley de Partidos……...………..………………234

2. Testo dell’abrogata ley 54/1978…………………………….…….…259

3. Articolo 21 Costituzione tedesca………………………….……...….269

4. Legge sui partiti politici tedeschi…………………………………....270

5. I testi delle proposte di legge italiane………………………………..288

Bibliografia………………………………………………………………307

Capitolo Primo

                        1. CENNI STORICI

1.1 PAESI BASCHI ED INDIPENDENTISMO

I baschi vivono in un territorio che viene da loro chiamato Euskal He rria, diviso tra Spagna e Francia. Quello sotto amministrazione francese si chiama Iparralde e comprende tre province: Lapurdi (Labourd), Nafarroa Beherea (Baja Navarra) y Zuberoa (Soule). Non ha una esistenza amministrativa, ufficialmente è un territorio interno al dipartimento dei Pirenei Atlantici che fa parte della regione di Aquitania. L'insieme delle province sotto amministrazione spagnola si chiama Hegoalde ed è formato da due comunità autonome: la Comunidad Foral de Navarra e la Comunidad Autónoma Vasca, le cui province sono Alava, Bizkaia y Gipuzkoa.

Il popolo basco é tra il più antico sul nostro continente. La sua lingua, l'euskera, oggi parlato da circa 700.000 persone, è l'unica sopravvissuta alle invasioni delle popolazioni indoeuropee (8.000-6.000 anni fa). Sottomessi ai romani nel 58 a.C., non si romanizzarono mai e nei secoli successivi, sino alla metà del secolo XIX riuscirono sempre a strappare privilegi che consentivano loro di mantenere una certa autonomia dai vari sovrani spagnoli e francesi. Nella seconda metà del XIX secolo la forte centralizzazione monarchica e statale innescò un potente movimento di resistenza e ribellione che dura tuttora. I baschi si schierarono risolutamente contro il franchismo negli anni trenta la cui rivolta era stata innescata anche dalla concessione dell'autonomia. La dittatura fece pagare caro ai baschi la loro opposizione. Dal 1937 alla metà degli anni cinquanta fu proibito l'insegnamento dell'euskera, così come il suo impiego nei mezzi di comunicazione, nelle cerimonie religiose e nei luoghi pubblici. I libri in basco erano bruciati pubblicamente, non venivano ammessi nomi baschi al battesimo ed era obbligo tradurli tutti in spagnolo nei documenti ufficiali. Con la morte di Franco e l'inizio della transizione, alla fine degli anni settanta fu concessa l'autonomia che rappresentò un compromesso tra il massimo che poteva accettare lo stato spagnolo (riconoscimento formale dei diritti storici ma affermazione istituzionale dell'unità della Spagna) e il minimo di sovranità che la maggioranza nazionalista del popolo basco esigeva (diritto all'autodeterminazione e unità territoriale). La maggioranza del popolo basco ha vissuto lo statuto come un ricatto centralista e ciò ha generato un sentimento di frustrazione nazionale che spiega il sostegno sociale alla resistenza armata. La Costituzione del '78 fu approvata solo dal 31% dei voti espressi nei Paesi Baschi, e il 56% seguì l'appello al boicottaggio lanciato dall'insieme dei partiti nazionalisti; il referendum sullo statuto d'autonomia fu approvato dal 53% dei votanti con il 41% di astensioni, espressione del rigetto espresso dal nazionalismo radicale; il referendum per l'entrata della Spagna nella NATO fu approvato solo dal 21% dei votanti. La Costituzione spagnola, che esplicitamente respinge il diritto all'autodeterminazione , ha diviso il territorio basco in due regioni indipendenti (Comunità Autonoma Basca e Navarra) e le ha private di potere legislativo autonomo. L'autonomia ha, in ogni modo, gettato le basi di una solida amministrazione nazionale (parlamento e governo autonomi) pur in un regime di tutela da parte dello stato centrale. La polizia basca (Eirzainzta, che etimologicamente significa “Impegno a difendere il popolo”), é autonoma anche se non può occuparsi, nei fatti, dei reati legati al terrorismo; in materia fiscale i Paesi Baschi prelevano le imposte e dispongono di un’assoluta indipendenza nell'amministrare i fondi, cosa che ha permesso una politica più progressista rispetto al resto della Spagna; si é rafforzata l'università pubblica basca mentre l'insegnamento dell'euskera si dà in tutti gli istituti scolastici. La separazione della Navarra ha bloccato le relazioni con i Paesi Baschi, nell'evidente disegno centralista di creare un’identità nazionale autonoma in questa regione, incoraggiato anche dal fatto che decenni di repressione della lingua hanno portato la maggior parte della popolazione di questo territorio a parlare castigliano. Inoltre, ogni concessione si é dovuta strappare dopo lotte esacerbate contro l'opposizione non solo della destra, ma anche del PSOE (Partido socialista Obrero Espanol), partito attualmente all’opposizione, che accusava i baschi di "voracità nazionale" e cercava di giustificare "da sinistra" l'allineamento con il nazionalismo spagnolo (i baschi visti come borghesi e razzisti, mentre gli spagnoli immigrati nella regione visti come base operaia, socialista e universalista, priva di "pregiudizi nazionali") e questo nonostante che il partito socialista durante i 40 anni di partecipazione al governo basco in esilio avesse sempre difeso le rivendicazioni di autodeterminazione nazionale e l'unità territoriale di Euskal Herria. I baschi hanno sempre considerato il PNV (Partito Nazionalista Vasco), partito nazionalista moderato di tipo democristiano, l’espressione politica dei propri interessi nazionali, fino agli anni settanta, quando prese forza un nazionalismo di sinistra che in seguito ebbe la sua massima rappresentanza politica in Herri Batasuna oggi Batasuna, e a livello sindacale, nel sorgere di un sindacalismo combattivo allo stesso tempo nazionalista e classista (ELA e LAB). Questo nazionalismo di sinistra ha sempre criticato il PNV sul piano nazionale (per aver accettato lo statuto di autonomia come fase transitoria) ed é nettamente agli antipodi sul piano di classe, dato che il PNV è strettamente legato alla borghesia basca. La lotta dei baschi è sempre stata accompagnata dall’attività militare dell'ETA che ha goduto, per un certo tempo, di una simpatia di massa, anche se mai maggioritaria. La sinistra spagnola socialista (PSOE) e comunista (Izquierda Unida che ha al suo interno il PCE, Partido Comunista Espanol, come forza principale) e le centrali sindacali da questi settori influenzate, UGT e CCOO, si sono sempre distinte per un sostanziale allineamento con le posizioni del nazionalismo spagnolo, anche se con diverse sfumature. Nei Paesi Baschi così si sono avute spesso alleanze incrociate: sul piano nazionale (ovvero quando si trattava di rivendicare i diritti del popolo basco), si davano spesso alleanze tra PNV e sinistra basca, contro il Partido Popular (PP, il partito attualmente al governo in Spagna) e la sinistra (PSOE ma a volte anche IU) che difendevano "l'unità nazionale" della Spagna; mentre, sul piano di classe, la sinistra basca si vede al fianco dei sindacati UGT e CCOO contro le politiche liberiste di PP e PNV.

1.2. LA DEBOLE TREGUA DI LIZARRA

Nel 1998 si é innescata una dinamica estremamente interessante che ha portato all' accordo di Lizarra che ha visto insieme i partiti nazionalisti (PNV, EH), i movimenti sindacali e sociali baschi (ed anche IU dei Paesi Baschi in un primo momento) e che prevedeva una prospettiva di riappropriazione del destino della nazione basca nella logica dell'autodeterminazione. Per la prima volta venivano seppelliti decenni di settarismo tra organizzazioni nazionaliste. Anche l'ETA dichiarava una tregua finalizzata al progredire di una rinegoziazione generale tra Paesi Baschi e Stato spagnolo. Questo processo era accompagnato da un clima di fortissima mobilitazione sociale. Nel giugno del 1999 il Governo apriva un dialogo diretto con l’ETA, che s’interrompeva in agosto sia per la volontà del Governo di non andare a fondo (continuavano gli arresti e le dichiarazioni secondo le quali l'ETA era ridotta a poche decine di individui), sia perché il gruppo terrorista aveva comunque bisogno di mantenere il clima sempre incandescente. Alle aspettative di massa create dalla dinamica aperta con Lizarra, il governo di Aznar spalleggiato dal PSOE ha opposto un muro. A novembre l'ETA annunciava la fine della tregua dal mese di dicembre. E' del 21 gennaio la prima vittima del gruppo terrorista dopo la fine della tregua: un tenente colonnello dell'esercito, che inaugura una stagione di attentati che porta in agosto a nove il totale delle vittime, tra le quali esponenti del PSOE, del PP, e anche dello stesso PNV. A partire da questi attentati si è scatenata in Spagna una campagna antibasca senza precedenti, mirante a dividere la società basca tra autoctoni e discendenti dell’immigrazione spagnola.

1.3.LA NASCITA DI BATASUNA

La nascita di Batasuna, nel giugno del 2001, è frutto della conversione dello storico partito HERRI BATASUNA (HB), dopo 22 anni di esistenza. Questi cambiò nome in EUSKAL HERRITARROK, ma i disastrosi risultati elettorali ridussero della metà, da 14 a 7, il numero dei rappresentanti indipendentisti nel parlamento vasco, dopo le elezioni celebrate nel maggio del 2001. Così si decise di sostituirlo con BATASUNA da cui sarebbe dovuta emergere una politica diversa.

L’obiettivo iniziale della “rifondazione” era convertire HB in un partito indipendente dalla banda terrorista ETA, capace di attrarre gli indipendentisti che appoggiavano la linea intrapresa con il Patto di Lizarra. Il risultato fu però diverso dalle aspettative. La preponderanza della nuova generazione dei “militanti de Jarrai”, che difende tutte le forme di lotta, inclusa la violenza, per la costruzione di Euskal Herria (Paesi Baschi liberi), ha finito per convertire BATASUNA (che letteralmente significa “Unità”) in una caricatura di HERRI BATASUNA (“Popolo Unito”).

Il 19 ottobre del 1978 fu presentata la Junta de Apoyo di HERRI BATASUNA, come coalizione di diversi partiti di sinistra baschi quali ESB, LAIA, ANV e HASI, insieme ad un gruppo di indipendenti che aveva funzionato come “Mesa de Alsasua”. Il partito nasceva sotto l’impulso di sviluppare un processo costituente indipendentista basco rifiutando la Costituzione appena approvata, colpevole di non riconoscere la sovranità del Paese Basco e non permettere uno statuto di autonomia che comprendesse la Navarra, storicamente appartenente a Euskadi.

Alle elezioni generali del 1979, HERRI BATASUNA ottenne il 15% dei voti e in quelle autonome del 1980 si impose come seconda forza dietro il Partito Nazionalista Vasco (PNV) con 11 seggi.

Nei primi anni di vita del partito, furono numerosi gli arresti dei suoi dirigenti. Il 4 febbraio 1981, gli undici parlamentari di HERRI BATASUNA furono gli artefici dello scandalo della Junta de Gernika per aver intonato l’inno basco, l’Eusko Gudiarak, durante il discorso del Re e furono espulsi dalla sala. La causa promossa dopo questo atto proditorio portò in carcere dieci dirigenti, fino a quando, nel maggio del 1982, il partito Euskadiko Ezkerra non pagò la cauzione. In seguito il caso fu archiviato.

La cupola del partito fu vittima del terrorismo in due occasioni:

- il 20 novembre del 1984 fu assassinato a Bilbao Santiago Bruard dirigente di HB e HASI; - cinque anni dopo, morì a Madrid il deputato Josu Moguruza in un attentato in cui risultarono feriti altri dieci membri del partito.

Nel 1996 l’intera Mesa Nacional di HB, (la Mesa è il corpo dirigente del partito) fu condannata dal Tribunale Supremo a sette anni di carcere e 500000 pesetas, per aver tentato di cedere i suoi spazi televisivi elettorali, per diffondere un video dell’ETA . Dopo un anno di carcere il Tribunale Costituzionale annullò la sentenza nel luglio del 1999 . Durante questo periodo vi fu un cambio ai vertici del partito che trovò in Arnaldo Otegi il suo portavoce.

Con la rottura della tregua da parte dell’ETA nel 1998, HERRI BATASUNA fu ribattezzata EUSKAL HERRITARROK (che letteralmente significa Noi Cittadini Baschi) per poi cambiare di nuovo in BATASUNA.

1.4. L’ ILEGALIZACION DI BATASUNA: LA DOPPIA VIA

L’esclusione di BATASUNA dal palcoscenico politico procede per due strade parallele.

Il 26 agosto del 2002 la giustizia ordinaria ha imposto, mediante un auto (sentenza) del giudice Garzon, la sospensione delle attività del partito e la chiusura delle sue sedi e locali, come misura cautelare di fronte all’accusa di crimini contro l’umanità, per un periodo di 3, anni prorogabili a cinque, secondo quanto stabilito dall’articolo 129 del codice penale.

Poche ore dopo l’ordinanza dell’Audiencia Nacional, il tribunale ordinario nazionale spagnolo, si cominciava in Parlamento una sessione storica: per la prima volta dopo 25 anni di democrazia il Congresso si pronunciava a favore della messa fuori legge di un partito politico con una maggioranza schiacciante di 295 voti a favore, 10 contrari e 29 astensioni. La decisione del Parlamento spagnolo è una diretta conseguenza dell’entrata in vigore, il passato 29 giugno, della nuova legge sui partiti politici che consente la messa fuori legge di un partito per incompatibilità con il sistema democratico.

Il fondamento su cui si basa l’ordinanza dell’Audiencia Nacional, per applicare l’articolo 129 del codice penale, è che il partito BATASUNA formerebbe parte integrante del complesso terrorista ETA e, pertanto, è colpevole di crimini contro l’umanità. Si vuole dimostrare che la missione primaria del partito è quella di fomentare la “pedagogia della violenza” e delegittimare le istituzioni.

Il Parlamento, da parte sua, ha iniziato quel procedimento che permetterà al Governo di presentare la domanda per la messa fuori legge di BATASUNA al Tribunale Supremo, sul presupposto che il partito presenterebbe una traiettoria contraria ai principi e valori democratici in quanto da una parte, legittima e giustifica il terrorismo, dall’altra approfitta di quelle prerogative che la legge concede ai partiti, come il finanziamento e l’accesso ai mezzi di comunicazione pubblici. Inoltre, secondo il Governo, BATASUNA contribuisce a fomentare un clima di paura eliminando le condizioni indispensabili per l’esercizio del pluralismo e della democrazia avendo appoggiato la banda terrorista ETA dal momento del suo avvento politico.

Capitolo secondo

2. IL COMPLESSO TERRORISTA

2.1. IL MOVIMENTO DI LIBERACION NACIONAL VASCO (M.L.N.V.)

In base alla ricostruzione effettuata nell’auto emesso dal magistrato Garzón il 26 agosto (che si articola in ben 375 pagine) e che ha dato inizio ad un procedimento penale nei confronti di BATASUNA per presunto delitto di associazione in banda terrorista, l’ETA, organizzazione nata nel 1959 sotto il regime franchista, avrebbe dato vita, a partire dal 1974, ad un movimento ben più vasto e complesso denominato Movimento di Liberazione Nazionale Vasco (Movimiento de Liberación Nacional Vasco - MLNV) definito anche “sinistra indipendentista” (izquierda abertzale), con l’obiettivo politico finale della “indipendenza dei Paesi baschi spagnolo, francese e della Navarra” e della loro unificazione nello “Stato socialista basco”.

La strategia del MLNV per conseguire l’obiettivo politico finale sarebbe stata esplicitata nel documento “Evolución Político Organizativa de la Izquierda Abertzale” del 1979, anno in cui il MLNV ha preso definitivamente forma: il “Movimento” non mira alla guerra rivoluzionaria socialista, né all’insurrezione popolare, bensì ad un negoziato imposto mediante una pressione politico-militare. Questa pressione si manifesta come il risultato dello svolgimento contestuale della “lotta armata” (ETA), della “lotta politico-istituzionale” (HB-EH-Batasuna) e della “lotta di massa”(organizzazioni di massa), e vuole convincere lo Stato spagnolo che non c’è altra via che quella di sedersi al tavolo e negoziare la nascita dello Stato socialista basco indipendente.

Dal 1995, tuttavia, l’ETA rimodella in parte tale strategia elaborando il concetto di “costruzione nazionale” (construcción nacional), in virtù del quale le organizzazioni non-militari del MLNV non devono attendere che la lotta armata dell’ETA induca lo Stato alla negociación, ma iniziare subito a costruire il nuovo Stato basco sulla base di altri due concetti fondamentali:

la “accumulazione delle forze” (acumulación de fuerzas), che implica laricerca dell’accordo con le altre forze nazionaliste per arrivare quanto prima all’obiettivo comune dell’indipendenza, tralasciando nell’immediato l’obiettivo del socialismo; così “indipendenza” e “socialismo” diventano i due obiettivi del progetto “Alternativa Democrática de Euskal Herria”, il nuovo strumento tattico dell’ETA;

lo “scollegamento” (desconexión) dallo Stato spagnolo, che implica ladisobbedienza collettiva (desobediencia) alle istituzioni spagnole per eroderne porzioni di sovranità e creare un ambito legale alternativo e separato da quello spagnolo, basato su un proprio censo di base etnico-ideologica, su documenti rilasciati in base a tale censo, sull’uso dei plebisciti per avallare le scelte del MLNV, sulla ridenominazione di vie e istituzioni, sulla realizzazione di canali commerciali a parte.

Tutto il MLNV, quindi, s’ impegna a costruire uno “Stato parallelo”,lecuiistituzioni e quadri dirigenziali saranno ricavati direttamentedall’evoluzione delle attuali strutture del MLNV.

2.2. LA PEDAGOGIA DELLA VIOLENZA

La pressione politico-militare del MLNV non si esaurisce nell’azione violenta dell’ETA, ma si sviluppa come azione pedagogica per la popolazione. La “pedagogia della violenza” mira a far assimilare al cittadino che si oppone, l’obiettivo dei terroristi, o semplicemente lo ostacola o gli fa capire la convenienza di comprendere il perché della necessità dell’intervento “correttivo” dell’ETA e il comportamento da tenere per evitare di essere nuovamente bersaglio della violenza. La “pedagogia della violenza” dell’ETA necessita del supporto dell’attività svolta dalle organizzazioni legali del MLNV, e si articola così in tre momenti distinti e successivi:

il primo consiste nella “lotta di massa” portata avanti dalle organizzazioni giovanili del “fronte di massa” che mira a creare pressione sulla popolazione e le autorità mediante atti pubblici di testimonianza e di denuncia delle sofferenze inflitte al popolo basco dall’oppressione spagnola e mediante la “kale borroka” (violenza di strada) contro persone e installazioni pubbliche, e che punta alla segnalazione e alla demonizzazione delle vittime potenziali;

il secondo consiste nella “lotta armata” condotta dall’ETA, che colpisce con la violenza gli obiettivi “segnalati” e “demonizzati”;

il terzo consiste nella “lotta politico-istituzionale” e “mediatico-culturale” portata avanti da partiti e mass-media legati al MLNV, mediante le quali il Movimento presenta all’opinione pubblica l’azione terroristica, inquadrandola in una situazione più ampia di conflitto, dalla quale è possibile uscire solo scendendo a patti ed accettando le rivendicazioni del MLNV. 2.3. PRINCIPIO DELLO SDOPPIAMENTO

A livello tattico, per rispondere alle sfide poste dalla fase di transizione dal regime franchista a quello democratico, l’ETA avrebbe creato il MLNV sulla base del “principio dello sdoppiamento” , che prevede la separazione tattica tra le attività militari illegali (lotta armata) e le altre attività legali di sostegno alla lotta armata, vale a dire attività di tipo culturale, politico e operaio, destinate ad educare le masse, a creare consenso per la causa e raccogliere fondi tramite canali legali (lotta politico-istituzionale e lotta di massa).

Lo scopo della “separazione tattica” è quello di presentare le attività legali come svincolate e indipendenti dall’ETA, per evitare l’azione repressiva dello Stato spagnolo: essa non pregiudica in ogni caso la direzione dell’ETA e l’unità dell’obiettivo politico finale.

Per quanto riguarda infine il reclutamento di terroristi, esso sarebbe favorito dal clima di scontro creato dalle attività del MLNV nel suo complesso nei Paesi baschi. Le attività di lotta politico-istituzionale, di massa e mediatico-culturale, di supporto alla lotta armata, servono per creare il sentimento di appartenenza e di oppressione basco e per fornire una forma di preparazione quasi militare dei militanti, soprattutto attraverso addestramento e la pratica alla “kale borroka” . Una volta che i giovani indottrinati vengono arrestati e condannati per i disordini sulla strada, è più facile che siano indotti a compiere il “salto di qualità” e ad entrare nell’organizzazione terroristica vera e propria.

2.4. LA STRUTTURA DEL MLNV

2.4.1 LA CREAZIONE DEL KAS

Il Movimento di Liberazione Nazionale Vasco si articola in 5 “fronti di lotta”.

1) Il Fronte militare; 2) il Fronte politico-istituzionale; 3) il Fronte operaio; 4) il Fronte culturale-mediatico; 5) il Fronte di massa.

Il Fronte militare è costituito dal complesso ETA-KAS-EKIN, che costituisce l’avanguardia politico-militare del MLNV.

L’ETA, avrebbe dato vita, nel 1976 all’organizzazione subordinata KAS (Koordinadora Abertzale Sozialista), definita nel 1983 come il “blocco dirigente” del complesso, delegandole la direzione ed il coordinamento delle attività non militari (di massa, culturali, politiche); anche se in realtà tutte le decisioni devono ricevere l’avallo finale dell’ETA (cosiddetto voto de calidad). Dal 1991, tuttavia, le difficoltà insite nel gestire in clandestinità le attività legali del MLNV avrebbero portato l’ETA a delegare in modo più sostanziale queste attività al KAS. Per questi motivi s’inizia un processo di ristrutturazione di KAS (cosiddetto Berrikuntza/Renovación), che diverrà, nel corso degli anni, una “organizzazione di organizzazioni”:

nel 1995, nell’ambito di una nuova ristrutturazione definita Bizkar Hezurra/Columna Vertebral, essa divenne appunto la colonna vertebrale del MLNV in seguito all’incorporazione nei suoi organi direttivi dei militanti del partito, HASI, (Herriko Aldeidi Sozialista Iraultzailea), braccio politico dell’ETA, quando questo fu dichiarato illegale.

· Il KAS inoltre fu dotato di una serie di commissioni che ne gestivano le varie attività, sviluppando una strutturazione complessa i cui organi funzionano come piccoli ministeri. · Nascono così Xaki (commissione relazioni esterne, sospesa nel 2000, con l’arresto di 11 dirigenti), Udalexte (commissione socio-economica), Zart Komunikazioa (commissione per le comunicazioni e l’immagine), oltre alle commissioni politica, istituzionale e dell’istruzione. · Nel 1991 viene creato, il KAS-Nacional, organo supremo che elabora e decide la strategia e la linea politica globale del MLNV, il quale è composto dai massimi leader delle varie organizzazioni del Movimento, compresi quelli francesi: tutte le sue decisioni sono comunque sottoposte al voto de calidad e quindi alla direzione dell’ETA.

Poco prima di essere bandita, KAS aveva elaborato una serie di norme di comportamento interne a fini della sicurezza dell’organizzazione , relativamente all’uso dei computer, dei telefoni, allo svolgimento delle riunioni, all’utilizzo di mezzi pubblici, al comportamento da tenere nei locali pubblici: il principio di base per i membri di KAS era quello di sostenere che “KAS non esiste”, sul presupposto che non si può parlare all’esterno (a potenziali nemici) di ciò che non esiste. Pertanto o si faceva parte del partito HERRI BATASUNA, o del MLNV in generale.

KAS utilizzava inoltre una serie di codici per le comunicazioni, come risulta dal documento Kodigo Berriak/Códigos Nuevos del 1993, rinvenuto dalla polizia nelle mani del dirigente dell’ETA José María Dorronsoro e incorporato nel decreto emesso dal giudice Garzón. Ad ogni organizzazione del MLNV era stato assegnato un nome in codice da utilizzare nelle comunicazioni interne del movimento . Per sostenere l’azione dell’ETA, KAS avrebbe dato vita anche ad una pseudo-struttura d’intelligence clandestina (servicio de información), chiamata N.A.E.M.K.O. Informazio Talea/Equipo de Información del MLNV, con l’obiettivo dichiarato di “cospirare a livello politico” e di creare uno “Stato parallelo”, e con il compito di raccogliere dati relativi a persone, gruppi e istituzioni “d’interesse” in quanto ostili alla sinistra abertzale, contribuendo così all’individuazione di obiettivi politici ed economici per l’azione dell’ETA (azioni terroristiche ed estorsioni). Il servizio, oltre a sfruttare le “fonti aperte” e le intercettazioni ambientali, si avvaleva delle informazioni raccolte dai membri del MLNV nei vari ambiti di lavoro e frequentazione: di particolare rilievo era l’accesso a fonti documentali riservate come il censo elettorale dei Paesi baschi, a cui i membri di HB-EH-Batasuna avevano accesso in virtù dell’appartenenza ad un partito legale, e l’organigramma di imprese, uffici pubblici, banche, forniti dal sindacato abertzale LAB. L’accesso al censo era particolarmente importante per ottenere informazioni sui politici baschi (in particolare del Partido Nacionalista Vasco), sui membri della polizia basca, sui notabili del mondo dell’economia in quanto potenziali vittime del prelievo della “tassa rivoluzionaria”.

2.4.2. PASSAGGIO KAS-EKIN 1998

Dichiarata illegale nel novembre del 1998, KAS fu sostituita dall’organizzazione Ekin (anch’essa dichiarata illegale nel 2000, con l’arresto di 13 dirigenti).

2.5. FRONTE POLITICO ISTITUZIONALE: IL PARTITO BATASUNA

Il Fronte politico-istituzionale è costituito dai partiti politici HB-EH-Batasuna, responsabili della “lotta politico-istituzionale” per l’indipendenza basca; lotta che apparentemente si svolge nell’ambito della legalità.

Herri Batasuna (HB), partito istituito formalmente nel 1978, è regolarmente iscritto nel registro dei partiti politici del Ministero dell’Interno e, da quando nacque, concorre legalmente a tutte le elezioni (comunali, regionali, nazionali ed europee). Il partito accoglieva con il criterio della “doppia militanza” i membri del partito illegale HASI. In seguito alla messa al bando di KAS, HB si ripresenta nel 1998 alle elezioni sotto il nome di Euskal Herritarrok (EH), ed infine nel 2001 si presenta come Batasuna/Unidad, con il progetto di riunire tutte le forze politiche indipendentiste (abertzales), inattive a livello di militanza, in un unico partito. Ad ogni cambio di nome è corrisposta la nascita di un nuovo partito, senza che il precedente fosse cancellato dal registro dei partiti politici del ministero dell’Interno, cosicché HB, EH e Batasuna risultano essere tre partiti distinti con nomi e sedi distinte, almeno a livello formale. Di fatto, l’attività e gli esponenti di HB e di EH sono confluiti in Batasuna. 2.5.1. LE HERRIKOS TABERNAS

Secondo le prove raccolte, HB-EH-Batasuna gestirebbe, mediante la Comisión Nacional de Herrikos, la cosiddetta rete delle “herrikos tabernas” (se ne contano 122), ovvero bar e locali dove il Movimento, oltre ad offrire ai giovani forme di solidarizzazione alternativa, offre una piattaforma e protezione per i membri del movimento responsabili della “kale borroka” e delle azioni violente del “fronte di massa”.

Nel documento Herrikos , si evidenzia come la rete rappresenti:

1) un progetto politico-ideologico di portata nazionale,

2) uno strumento della lotta politica, culturale ed economica per il conseguimento degli obiettivi della sinistra abertzale e per il sostegno all’attività terroristica di ETA-KAS-Ekin,

3) una struttura e una base logistica per attività, riunioni e assemblee legali e illegali non solo per HB-EH-Batasuna, ma per tutte le organizzazioni che condividono gli obiettivi politici del MLNV, offrendo garanzia di opacità e clandestinità; fungono inoltre da fonte di finanziamento del MLNV, destinando a quest’ultimo una percentuale sugli incassi. In questi locali, quindi, troverebbero appoggio anche le attività terroristiche dell’ETA come la preparazione di attentati, il deposito di armi, il reclutamento e rifugio di terroristi e la pianificazione delle azioni di “kale borroka” (nonché la preparazione e il deposito di molotov e ordigni esplosivi.) Le “herriko tabernas” funzionano inoltre come rete di distribuzione del materiale propagandistico (riviste, volantini e pubblicazioni) che sostengono la causa del MLNV.

2.5.2 FUNZIONI DEL FRONTE POLITICO-ISTITUZIONALE

Le funzioni principali del “fronte politico-istituzionale” sono quelle di svolgere attività di propaganda e di cassa di risonanza politica dell’ ETA (la quale non trova ovviamente spazio nei comuni mezzi di comunicazione civile), appoggiandone e giustificandone i delitti e favorendo la candidatura elettorale di membri dell’ETA, di convogliare i finanziamenti raccolti, sia pubblici (ai partiti), che privati (attraverso le herriko tabernas) verso il MLNV, e di fornire informazioni importanti all’ETA, soprattutto mediante l’accesso al censo elettorale. La “lotta istituzionale” è considerata subordinata e strumentale rispetto alla “lotta armata” e alla “lotta di massa”, come risulta dal documento diffuso nel 1983 dall’ETA in occasione della “Promozione” di KAS a blocco dirigente .

Allo stesso modo, il partito HB-EH-Batasuna risulta essere un mero strumento sotto la direzione dell’ETA, la quale sceglie le linee strategiche e la struttura, avalla i candidati alle elezioni, decide sull’opportunità o meno per il partito di rimanere nelle istituzioni,e addirittura delibera sull’opportunità di far arrestare i membri del partito.Tale rapporto tra ETA e HB-EH-Batasuna risulterebbe dai resoconti delle riunioni organizzate da KAS riportati nella pubblicazione Zutabe (prodotta dall’apparato politico dell’ETA, la quale ha cessato di dare i resoconti delle “riunioni di KAS” a partire dal 1987, per motivi di opportunità); riunioni alle quali partecipava l’ETA, HASI, KAS e altre organizzazioni legate al MLNV. Non è un mistero, del resto, che i partiti HB-EH-Batasuna abbiano ripetutamente presentato come candidati presunti membri dell’ETA in attesa di processo, arrestati e che sono stati in carcere o latitanti.

2.6. IL FRONTE OPERAIO

Il Fronte operaio sarebbe costituito dal sindacato abertzale LAB, il quale avrebbe tra l’altro l’importante compito di fornire all’ETA le informazioni riservate sugli organigrammi di imprese e banche a cui ha accesso.

2.7.FRONTE CULTURALE-MEDIATICO

il Fronte culturale-mediatico è costituito da un complesso di gruppi editoriali (come il quotidiano Egin, o l’emittente Egin Irratia, chiuse nel 1998, con l’arresto di 15 persone, o le riviste Punto y Hora de Euskal Herria, Anaitasuna ed Euskal Information) nonché da edicole e librerie affiliate al gruppo. Al fronte culturale è assegnato il compito fondamentale di creare, in Euskadi, la “coscienza nazionale del popolo basco” (lotta mediatico-culturale), al fine di garantire appoggio e manovalanza all’ETA.

2.8 FRONTE DI MASSA

Infine, il Fronte di massa è costituito da diverse organizzazioni, tra cui spiccano quelle giovanili Jarrai-Haika-Segi (dichiarate illegali tra il 2000 e il 2002, con vari arresti) e ASK, responsabili della “kale borroka” . Vi sono poi tutta una serie di strutture che costituiscono il cosiddetto “movimento popolare” (movimiento popular), come l’organizzazione di sostegno ai membri dell’ETA detenuti Gestoras Pro-Amnistía/Askatasuna (GGAA, dichiarata illegale nel 2001), organizzazioni ecologiste (Eguzki) e femministe (Emakumeok), organismi contro il nucleare come il Comités Antinucleares e per la solidarietà internazionale (Askapena), associazioni comunali (Asociación Vecinal) ed altre.

Il “movimento popolare” permette al MLNV di penetrare profondamente nel tessuto sociale dei Paesi Baschi, e di svolgere attività di socializzazione e propaganda convocando “Assemblee politiche” a livello di quartiere e creando i meccanismi di coordinamento che permettano di incidere sull’attività delle strutture locali di HB-EH-Batasuna, al fine di trasmettere le direttive di KAS.

2.9.IL FINANZIAMENTO DEL MLNV

Fino al 1992 l’ETA finanziava direttamente Herri Batasuna, tramite la Cooperativa Sokoa . L’ETA inoltre avrebbe finanziato anche il partito HASI, il gruppo editoriale Orian/Egin e la società Ekin.

Dal 1992, l’ETA inaugura una strategia di “autofinanziamento” (autofinanciación) delle organizzazioni del MLNV attraverso un complesso intreccio di imprese, nell’ambito del cosiddetto Proyecto Udalexte . Secondo tale disegno, l’ETA istituisce uno “strumento di finanziamento” (instrumento de Financiación) legale del MLNV mediante una complessa rete di società commerciali e organizzazioni settoriali, coordinata dalla “commissione socio-economica” nata dalla ristrutturazione di KAS del 1991 (Comisión de Proyectos Udalexte). Lo “strumento di finanziamento” si basa su quattro assi (Ejes Económicos) principali:

1) finanziamenti raccolti da HB-EH-Batasuna; 2) fondi raccolti dall’associazione culturale AEK (Alfabetatze Euskalduntze Koordinakundea); 3) contributi raccolti da GGAA; 4) proventi dalle imprese che operano nel settore della comunicazione, come il gruppo editoriale Egin e l’emittente Egin Irratia.

Le fonti di finanziamento sono di varia natura, tra le quali ad esempio i finanziamenti pubblici ai partiti. HB prima, EH e Batasuna poi, ricevevano fondi tanto dall’amministrazione centrale, quanto da quella basca: nel 1987, tuttavia, il governo socialista congelò i fondi destinati ad HB per il suo presunto legame con l’ETA e, nonostante le ripetute sentenze della Audiencia Nacional e del Tribunale Supremo che imponevano all’amministrazione centrale di pagare le somme dovute, l’esecutivo del partito non ha mai versato tali somme, accumulando un debito che corrisponderebbe oggi a circa 6 milioni di euro. L’amministrazione basca ha continuato invece a pagare con regolarità i finanziamenti dovuti a Batasuna anche in seguito al 26 agosto 2002, data della sospensione delle attività del partito: è stato stimato che il partito ricevesse qualcosa come 2 milioni di euro all’anno dalle istituzioni basche. I fondi sarebbero stati così ripartiti:

- 554.000 euro ogni anno pagati dal Governo basco sottoforma di sovvenzione per il funzionamento ordinario dei partiti;

- 712.000 euro annuali pagati sempre dal Governo basco sottoforma di aiuti ai gruppi municipali;

- infine, la quota più sostanziosa ossia 794.000 euro, ogni anno corrisposti dal Parlamento basco a Batasuna ed ai suoi deputati.

Il finanziamento aggiuntivo dell’amministrazione basca non sarebbe previsto dalla legge sul finanziamento dei partiti (Ley Orgánica 3/1987 de Financiación de Partidos Políticos), tanto che ogni anno la Corte dei Conti (Tribunal de Cuentas) denuncia l’anomalia. In ogni caso, Batasuna riceve i finanziamenti forte di 934 cariche elette, tra le quali 7 deputati nel Parlamento basco (compreso il portavoce del partito Arnaldo Otegi), l’eurodeputato Koldo Gorostiaga (al quale il Parlamento europeo ha chiesto di restituire 58.000 euro entro il 15 settembre 2002 di fronte alla mancata giustificazione delle spese e al sospetto che siano finiti nelle casse dell’ETA), nonché 52 sindaci e diversi consiglieri in Euskadi e Navarra.

Batasuna continuerà a ricevere fondi dall’amministrazione basca fino alle municipali del 2003, dato che il provvedimento di sospensione delle attività di Batasuna imposto dal giudice Garzón, sulla base dell’articolo 129 del codice penale, colpisce il partito ma non le cariche elette, le quali possono agire a livello personale (l’unico vincolo è il divieto di agire sotto la sigla dei partiti HB-EH-Batasuna).

Altre fonti di finanziamento sono: il commercio (come le entrate provenienti dalle herriko tabernas, le quali muoverebbero un fatturato stimato in circa 10 milioni di euro annui, la vendita di materiali, le entrate di società finanziarie nel settore immobiliare collegate, la vendita di beni, i proventi delle lotterie, la contrazione di debiti con istituti bancari (principalmente con la Caja Laboral Popular S.C.C.L.) che, molte volte, non sono ripagati (Garzón stima che nel 1996 il debito accumulato da Herri Batasuna presso la Caja Laboral ammontasse a circa 130.900.000 pesetas). Nella commissione risiedono i tesorieri delle organizzazioni e i coordinatori politico-economici di KAS-Ekin. Gli obiettivi del Proyecto Udalexte sarebbero fondamentalmente tre: la professionalizzazione delle organizzazioni nella raccolta dei fondi; la legalizzazione delle attività per il finanziamento del MLNV; la presentazione all’opinione pubblica di tali attività di finanziamento come una realtà scollegata e indipendente dall’ETA. Secondo la ricostruzione del giudice quindi lo “strumento di finanziamento” si basa su 4 grandi “imprese”, ossia HB-EH-Batasuna, AEK, GGAA e il gruppo Egin. Un’altra importante fonte di finanziamento, questa volta illegale, sarebbe costituita dalla “tassa rivoluzionaria” (impuesto revolucionario), praticamente un vero e proprio “pizzo” estorto dall’organizzazione terrorista ai danni di industriali, commercianti e imprenditori baschi. Secondo le prove raccolte da Garzón, la gestione e la riscossione della “tassa rivoluzionaria” sarebbe stata gestita da HB-EH-Batasuna durante gli anni ’90.

Capitolo 3

3. I PROCEDIMENTI PER LA MESSA AL BANDO DI BATASUNA

3.1 LA STRATEGIA DELLO STATO NELLA MESSA AL BANDO DI BATASUNA

L’opinione diffusa è che l’ ETA mirerebbe a creare una fortissima pressione politico-militare usando l’intero Movimento di liberazione nazionale basco (MLNV), movimento diretto dall’avanguardia militare

dell’ETA, ma formato anche da partiti politici, per convincere lo Stato spagnolo che l’unica via di uscita dal conflitto sia la negoziazione dell’indipendenza di Euskadi. Contemporaneamente, le altre organizzazioni del MLNV dovrebbero procedere alla “costruzione nazionale”, al fine di creare una sorta di “Stato parallelo de facto”.

Lo Stato spagnolo, per contro, rifiuta a priori di negoziare con l’ETA e con la sua espressione politica, Batasuna, e procede sistematicamente allo smantellamento di tutte le strutture del MLNV (KAS-Ekin, HB-EH-Batasuna, Egin, GGAA, Xaki, strutture finanziarie, herrikos tabernas) mediante l’azione congiunta del giudice Garzón e, a partire dal 29 giugno 2002 (data di entrata in vigore della nuova legge organica sui partiti politici, LOPP), anche del Governo e del Parlamento.

Una linea alternativa a quella seguita dal capo del Governo, Aznar, viene costantemente proposta, con diverse sfumature, dai tre partiti che formano la coalizione di governo dei Paesi Baschi, vale a dire il Partido Nacionalista Vasco (PNV), Eusko Alkartasuna (EA) e la federazione basca di Izquierda Unida (IU/EB).

Secondo il PNV, partito che durante la sessione straordinaria del Parlamento, il 26 agosto 2002 ha votato contro l’avvio del processo a HB-EH-Batasuna e che si è sempre pronunciato fermamente contrario alla sua messa al bando (la federazione nazionale di IU, Izquierda Unida si è astenuta – diversamente dalla federazione basca IU/EB che ha votato contro – per dimostrare la sua estraneità all’ETA e a Batasuna, sebbene in linea di principio sia contraria alla messa al bando di un partito in generale), l’unica via per risolvere il conflitto basco e uscire dalla spirale della violenza è il dialogo con HB-EH-Batasuna, in quanto partito che rappresenta legalmente il 10% della popolazione: quella nazionalista basca. Se la strategia dell’ETA è quella delineata dal giudice Garzón, che ha raccolto numerossissime prove contro Batasuna (la connivenza del partito con l’ETA è costruita in 375 pagine di prove), allora la posizione del PNV sembra avallare de facto, anche se in modo non necessariamente intenzionale, questo progetto. In effetti, sebbene il PNV sia estraneo al MLNV, non si può dimenticare che molti dirigenti ne condividono il progetto politico dell’indipendenza di Euskadi, utilizzando però mezzi pacifici. In seguito alla messa al bando di HB-EH-Batasuna, i ben 142.784 elettori baschi che hanno votato tale partito alle ultime elezioni (pari al 10% circa dei suffragi in Euskadi, il minimo storico, tra l’altro, raggiunto dal partito nell’ultima decade), resteranno senza partito. I loro voti, o la maggior parte di essi, in quanto voti di nazionalisti baschi, potrebbero ragionevolmente confluire nel PNV: da qui l’esigenza del PNV, che condanna il terrorismo dell’ETA, di pronunciarsi contro la messa bando di HB-EH-Batasuna in quanto si tratterebbe di un’azione contro il nazionalismo basco e contro il pluralismo politico in Euskadi. Sebbene il PNV abbia criticato l’iniziativa di Garzón culminata nell’atto di accusa formulato il 26 agosto - tutti gli altri partiti, anche quelli contrari alla LOPP come IU, si sono dichiarati favorevoli- la Polizia Autonoma Basca (Ertzaintza che è sotto diretta dipendenza della Comunità Autonoma) aveva annunciato che avrebbe attuato la sentenza, procedendo in seguito alla chiusura delle sedi di Batasuna nei Paesi Baschi. Agli occhi dei militanti di Batasuna, il PNV e l’Ertzaintza si sarebbero resi complici dell’azione repressiva dello Stato contro i nazionalisti della sinistra abertzale.

Passando ora all’azione del giudice Garzón, è interessante soffermarsi sulla lettura che egli fornisce del fenomeno terroristico, per avallare la sua azione nei confronti di Batasuna, in base alla quale il terrorismo non sarebbe solamente e semplicemente un metodo d’azione che si avvale dell’uso della violenza per l’ottenimento di obiettivi politici. Egli ritiene che sarebbe riduttivo considerare “terrorista” solo chi uccide o sequestra per obiettivi politici, in quanto anche chi finanzia e dirige i terroristi, chi ne incita, esalta o giustifica i delitti, o chi ne sostiene attivamente le attività e contribuisce a mantenere il complesso organizzato basato sulla violenza che da vita al gruppo va considerato parimenti terrorista. Pertanto la pianificazione e la realizzazione non occasionale, bensì preordinata, di attività che mirino al sostentamento politico, finanziario, sociale e culturale dell’organizzazione terroristica non costituiscono una semplice collaborazione esterna all’organizzazione, bensì un’attività che si integra nella medesima, dato che ne mantiene e ne potenzia le capacità attuali e la possibilità di proseguimento nel futuro. Chi svolge tali attività non è un collaboratore, bensì un terrorista. “In caso contrario” afferma il giudice, “non sarà mai possibile eliminare un’organizzazione complessa e articolata come l’ETA.”

Garzón si esprime anche sul concetto di terrorismo che caratterizza l’ETA e il MLNV :

“il terrorismo, lontano dall’essere pura e semplice violenza, è un metodo pedagogico che si avvale della violenza come strumento. La “pedagogia della violenza” mira a far assimilare al cittadino che si oppone all’obiettivo dei terroristi, o semplicemente lo ostacola, la convenienza di comprendere il perché della necessità dell’intervento correttivo e il comportamento da tenere per evitare di essere nuovamente bersaglio della violenza.”

Ciò nonostante, la legittimità delle misure adottate da Garzón il 26 agosto 2002, in attuazione dell’articolo 129 del codice penale, non è scontata.

Il professore di Diritto costituzionale Javier Pérez Royo, dell’università di Siviglia, in un articolo pubblicato sul quotidiano El País del 29 agosto 2002, ha sollevato forti dubbi in questo senso, affermando che la decisione del giudice presenta solo una “apparenza di giuridicità”, ma che in realtà si tratta di un caso palese nel quale l’autorità giudiziaria si è piegata alla volontà del potere legislativo. Egli denuncia la perdita dell’indipendenza della magistratura nel caso concreto, con il conseguente pregiudizio sulla divisione dei poteri dello Stato. Royo sostiene che, in base al diritto penale spagnolo, un’azione tanto grave quale la sospensione di un partito può essere adottata solo nel corso dell’istruzione di un processo penale a carico dei dirigenti del partito stesso, nella misura in cui essi possiedano la prerogativa statutaria di costituire la volontà del partito nell’ambito della sua assemblea (in quanto organo direttivo e rappresentativo). Questo non accadrebbe nel caso di specie, dal momento che nessun dirigente di Batasuna risulterebbe imputato al momento della sospensione. Royo richiama a testimonianza delle sue accuse le stesse motivazioni addotte da Garzón, il quale evidenzia che:

“tralasciando la responsabilità dei militanti, che non necessariamente deve esistere, e quella dei dirigenti, la quale è più che probabile che concorra e che dovrà essere valutata attraverso le relative imputazioni in base alle date, alle cariche ed alle attività svolte da ciascuno di essi, l’organo giudiziario istruttore, una volta che conta con gli elementi sufficienti, ha il dovere ineludibile di adottare misure cautelari per evitare la reiterazione del reato.”

La critica di Royo coincide con quella mossa dal consigliere per la Giustizia del Governo basco, Joseba Azkarraga, il quale ha accusato senza mezzi termini il giudice, di essersi piegato alla volontà del Governo di Aznar, attuando un provvedimento che si basa su elementi di prova insufficienti da un punto di vista giuridico.

La strategia di lotta frontale e senza quartiere al terrorismo che ha adottato lo Stato spagnolo nel suo complesso (Parlamento, Governo, Magistratura) sotto l’impulso del Presidente del Consiglio, si pone in sintonia con la linea inaugurata dall’amministrazione di Bush J. in seguito alla tragedia dell’ 11 settembre. Posta la correttezza in via di principio della strategia, sul presupposto che non si dovrebbe trattare con chi rifiuta la democrazia e opta per il terrorismo, la domanda lecita è se essa sarà efficace o meno nella pratica. In ogni caso, la messa al bando di Batasuna comporta due effetti principali: il primo, relativo al ruolo politico di HB-EH-Batasuna, consiste nel fatto che l’ETA non avrà più la possibilità di utilizzare il tripartit come mezzo di propaganda politica, come veicolo per insinuare propri membri nelle istituzioni elettive e come via di accesso al censo elettorale; il secondo, relativo al ruolo economico di HB-EH-Batasuna, consiste in una perdita per il MLNV di circa 2 milioni di euro pagati annualmente dall’amministrazione basca, oltre alle perdite dovute alla chiusura delle herrikos tabernas. A ciò vanno aggiunti gli effetti di precedenti decisioni di Garzón, come la sentenza del 3 luglio 2002 con la quale il giudice ha statuito la responsabilità civile solidale di Batasuna per i danni della “kale borroka”, condannandola a pagare 24,3 milioni di euro di danni, e disponendo l’embargo di 109 conti del partito, più la chiusura di 75 sedi . Si è imposto l’embargo dei 2.604.144 euro che lo Stato doveva versare a HB-EH-Batasuna, decretato il 22 agosto 2002.

Dal punto di vista tecnico-operativo, lo Stato spagnolo dispone sicuramente di uomini e mezzi superiori in quantità e qualità rispetto all’ETA. A sua volta l’ETA è un’organizzazione clandestina con ramificazioni anche all’estero, soprattutto in Francia, e né il regime di Franco, né i vari governi democratici succedutisi dal 1978 in poi sono riusciti nel compito di eliminarla. Questo perché la guerra contro il terrorismo è in primo luogo una lotta che si sviluppa sul piano politico. L’obiettivo dell’ETA non è certo la vittoria militare (perché attualmente non ne sarebbe capace), ma la conquista del consenso nei Paesi Baschi mediante la sua attività terroristica per raggiungere l’indipendenza di Euskadi. Per questo motivo la messa al bando di un partito come HB-EH-Batasuna, per quanto si consideri legittima, ed il giudizio in questo senso non è così scontato, comporta dei rischi che non possono essere sottovalutati se non si vuole essere presi alla sprovvista, perché la battaglia decisiva si gioca a livello politico.

Nell’articolo Inconvenientes de la ilegalización, pubblicato nel quotidiano ABC del 1° settembre 2002, Juan Tapia cerca di riassumere i rischi della messa al bando di HB-EH-Batasuna. Il primo è quello di operare un’eccessiva semplificazione del problema, in quanto l’ETA è un’organizzazione complessa, che per trent’anni è sopravvissuta a diversi regimi e governi, e il sostenere che il rimedio consista nel mettere al bando un partito è una semplificazione che rischia di risultare poco efficace: tale critica peraltro non convince in quanto i partiti promotori della messa al bando di Batasuna (ossia PP e PSOE) non hanno mai presentato tale soluzione come definitiva, ma al contrario hanno sempre sostenuto che si tratta solo di un passo ulteriore verso la sconfitta dell’ETA. Il secondo rischio è quello insito nell’azione di privare una parte della popolazione basca di una rappresentanza politica legittima.

HB-EH-Batasuna viene attaccato in un momento difficile, in quanto alle elezioni del 2001 ha perso circa 81.000 voti rispetto a quelle del 1999 (nelle quali aveva raggiunto il 20,4%, pari a 228.528 voti), attestandosi intorno al 10% dei voti in Euskadi. Tuttavia, la parte della popolazione che vota Batasuna favorevole all’indipendenza è in gran parte contraria alla violenza e potrebbe riversarsi nel PNV, determinandone una radicalizzazione delle posizioni politiche, rendendo così più difficile il dialogo con il Governo spagnolo. Il pericolo più grave consisterebbe nella frattura tra la popolazione basca e quella spagnola: secondo il Centro de Investigación Sociológica (CIS) circa l’80% degli spagnoli sarebbe favorevole alla messa al bando di Batasuna; per contro, secondo l’Euskobarometro, centro statistico basco, circa il 51% della popolazione basca sarebbe contraria alla messa al bando di Batasuna. L’ilegalizaciòn del partito potrebbe causare una frattura insanabile tra le due realtà.

3.2 LA VIA PENALE

La via penale si attiva con l’inizio delle indagini da parte di un giudice istruttore sulla notizia della commissione di un reato, in questo caso si accusa il partito di far parte di una associazione illecita – articolo 515 del Codice Penale-, e termina di fronte alla Sezione Penale della Audiencia Nacional, la massima autorità giudiziaria penale in materia di terrorismo in Spagna, alla quale spetta emettere la sentenza di condanna o meno contro il partito. Si tratta quindi di un vero e proprio processo penale che coinvolge esclusivamente il potere giudiziario, ed è disciplinato dalla Costituzione e dalle leggi penali. In caso di condanna, il partito è sciolto a causa dei reati commessi dai suoi dirigenti, responsabili penalmente e personalmente delle condotte illecite: gli imputati possono anche finire in carcere.

L’articolo 22.2 della Costituzione spagnola stabilisce senza mezzi termini che: “le associazioni che perseguano fini o utilizzino metodi qualificati come delitto sono illecite”. Da questo principio, il codice penale spagnolo tratta la materia nel suo Titolo XXI, dedicato ai “Delitti contro la Costituzione”. Nel Capitolo IV- sezione 1, relativo ai “delitti commessi in occasione dell’esercizio dei diritti fondamentali e delle libertà pubbliche garantiti dalla Costituzione”, trovano posto gli articoli 515 e 520, che qui interessano. L’articolo 515 dichiara “punibili le associazioni illecite”, comprendendo espressamente tra queste la “banda armata, le organizzazioni o gruppi terroristici”. L’articolo 520, in base al rinvio fatto dall’articolo 129 del codice penale, prevede la possibilità che si decida lo scioglimento di un’associazione illecita così come prevede che il giudice istruttore possa decidere in via cautelare la sospensione provvisoria delle sue attività, per un periodo non superiore ai cinque anni. Il giudice istruttore Baltasar Garzón, del tribunale di Madrid , ha disposto, in base agli articoli 520 e 129.2 del Codice Penale, l’adozione di misure cautelari consistenti nella sospensione per tre anni (prorogabili a cinque) dei partiti Herri Batasuna (HB)-Euskal Herritarrok (EH)-Batasuna, iscritti regolarmente nel registro dei partiti politici del Ministero dell’Interno. Ciò in quanto HB-EH-Batasuna non formerebbero semplicemente parte dell’ambiente vicino all’ETA, ma sarebbero direttamente integrati e diretti da quest’ultima, e quindi ricadrebbero tra le associazioni illecite previste dall’art.515.2 del Codice Penale. La sentenza si basa sulle prove raccolte in quattro anni di indagini e su un rapporto del servizio d’intelligence della polizia (Unidad Central de Inteligencia – UCI). Nelle motivazioni della sentenza Garzón riporta così numerosi estratti degli atti delle “riunioni di KAS” pubblicate in Zutabe, dalle quali risulta come l’ETA adottasse decisioni relativamente al ruolo e alla struttura di HB (ed in seguito dei suoi epigoni EH e Batasuna) nel MLNV, all’opportunità che HB si presentasse alle elezioni, ai messaggi da dare al popolo basco; ma la prova più importante sarebbe costituita, secondo il giudice, dall’elenco dettagliato dei candidati alle elezioni (comunali, regionali basche e della Navarra, nazionali o europee) presentati nel corso degli anni da HB-EH-Batasuna, e che risultano essere in carcere, o in attesa di giudizio, per appartenenza all’ETA . Nel provvedimento il giudice Garzón ne elenca ben 132, anche se le stime del Ministero dell’Interno arrivano fino a 205 (nel periodo compreso tra il 1982 e il 2001). In dettaglio, quindi, il dispositivo della sentenza di Garzón adotta le seguenti misure cautelari valide per un periodo di tre anni, eventualmente prorogabile a cinque:

1) la chiusura di tutte le sedi, locali, stabilimenti e installazioni a disposizione, direttamente o indirettamente, di HB-EH-Batasuna, indipendentemente dal luogo in cui siano situate;

2) la sospensione di tutte le attività pubbliche, private ed istituzionali del partito, sia politiche che economiche, in qualunque ambito siano svolte, il che comporta la sospensione dei finanziamenti al partito di qualsiasi natura (sia pubblica che privata), il divieto di convocare manifestazioni a nome del partito, la chiusura delle forniture di luce, acqua, gas e telefono, l’impossibilità di collegarsi ai siti Internet, tra i quali www.Batasuna.org. La chiusura di questo sito, tra l’altro, è stata complicata dal fatto che il fornitore del servizio fosse straniero (statunitense per l’esattezza). La chiusura dei locali comprende anche le herrikos tabernas in cui è presente anche una sede di HB-EH-Batasuna.

3.3. LA VIA DEMOCRATICO COSTITUZIONALE: L’AZIONE DEL PARLAMENTO E DEL GOVERNO.

La via costituzionale democratica consiste in un procedimento speciale (non penale) istituito dalla recente legge sui partiti politici spagnola (Ley Orgánica 6/2002, de Partidos Políticos del 27 giugno 2002, LOPP, entrata in vigore il 29 giugno), secondo la quale si può procedere allo scioglimento di un partito, quando i suoi membri (e non solo i dirigenti) commettano in modo reiterato e grave una serie di condotte elencate dall’articolo 9 della LOPP. Le azioni dei membri non costituiscono quindi dei reati, ma delle violazioni di legge. In base all’articolo 11 della LOPP, tale procedimento può coinvolgere più istituzioni.

La domanda che dà inizio al processo contro un partito, può essere promossa dal Governo centrale oppure dal Pubblico Ministero (Ministerio Fiscal), secondo l’articolo 11.1 della LOPP: questo, tuttavia, prevede anche la legittimazione indiretta ad agire del Parlamento. Il Congresso dei Deputati (l’equivalente della nostra Camera dei deputati) o il Senato possono, infatti, adottare a maggioranza semplice (50%+1 dei deputati presenti) un atto di carattere non legislativo (proposición no de ley) con il quale si chiede al Governo di presentare la domanda presso l’organo giudiziario competente al fine di promuovere la messa al bando di un partito per violazione della LOPP. In questo caso, il Governo ha l’obbligo di formalizzare la domanda per iniziare il processo di fronte al Tribunale Supremo (la seconda autorità giudiziaria spagnola dopo il Tribunale Costituzionale), previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. In questo caso, l’organo giudiziario competente non è la Sezione Penale della Audiencia Nacional, bensì la Sezione Speciale del Tribunale Supremo (TS), detta anche “Sala del 61”, perché disciplinata dall’articolo 61 della legge sul potere giudiziario (Ley Orgánica 6/1985 del Poder Judicial – LOPJ). Si tratta di una Sezione composta da 16 membri, tra i quali il presidente del TS (attualmente Francisco José Hernando), i presidenti delle 5 Sezioni (Civile, Penale, Contenzioso Amministrativo, Sociale e Militare) ai quali si aggiungono il membro più anziano e quello più giovane di ciascuna Sezione. La Sezione Speciale costituisce in pratica il plenum in scala ridotta del TS, e la sua decisione può essere impugnata esclusivamente di fronte al Tribunale Costituzionale spagnolo. Spetta dunque al TS decidere con sentenza se sciogliere o meno il partito oggetto del processo. In questo caso la sentenza colpisce solo il partito e non gli individui, i quali non corrono il rischio di finire in carcere.

La LOPP prevede all’articolo 9.2 i casi in cui partito può essere messo al bando, ed in particolare che “un partito politico sarà dichiarato illegale qualora la sua attività leda i principi democratici, in particolare quando essa miri a distruggere o deteriorare il regime delle libertà, o a rendere ineffettivo o eliminare il sistema democratico mediante la realizzazione reiterata e grave delle seguenti condotte: -articolo 9.2- “a) violare sistematicamente le libertà e i diritti fondamentali promuovendo, giustificando o discolpando gli attentati contro la vita o l’integrità delle persone, o l’esclusione o la persecuzione delle persone per motivi ideologici, religiosi o di fede, di nazionalità, di razza, sesso o preferenze sessuali;

b) fomentare, favorire o legittimare la violenza come metodo per il raggiungimento di obiettivi politici o per far scomparire le condizioni necessarie all’esercizio della democrazia, del pluralismo o delle libertà politiche;

c) integrare o appoggiare politicamente l’azione delle organizzazioni terroristiche per il conseguimento dei fini perseguiti da queste ultime o contribuire a moltiplicare gli effetti della violenza terrorista, della paura e dell’intimidazione generata dalla stessa”.

L’articolo 9.3 prosegue elencando nove tipi attività che concretizzano in modo tassativo i tre casi appena esposti.

Il processo per la massa al bando di HB-EH-Batasuna si è di fatto messo in moto il 19 agosto 2002, giorno in cui la Diputación Permanente del Congresso (ovvero il massimo organo di Governo del Congresso qualora questo non possa tenere sessioni ordinarie, perché sciolto, al termine del mandato, o in vacanza - composto da 50 membri ripartiti in modo proporzionale tra le varie forze politiche rappresentate-. Ad esso spetta l’obbligo di chiedere la convocazione delle sessioni plenarie straordinarie del Congresso) si è pronunciata sulla proposta, presentata congiuntamente dal Partido Popular (PP) e dal Partido Socialista Obrero Español (PSOE), di convocare una sessione plenaria straordinaria per il giorno 26 agosto 2002, al fine di promuovere, presso il Governo, l’avvio del processo contro Batasuna, conformemente alla ley de partidos 6/2002. La Diputación Permanente ha approvato alla fine la proposta con 41 voti a favore (PP, PSOE e Coalición Canaria), 2 contrari (Partido Nacionalista Vasco) e 7 astenuti (Convergència i Unió, Izquierda Unida e Gruppo Misto). Per sostenere l’approvazione della proposta di PP e PSOE, il Ministero della Giustizia ha inviato, a tutti i partiti chiamati al voto della sessione straordinaria del 26 agosto, un parere dell’Avvocatura dello Stato (Abogacía del Estado) nel quale si elencano 23 condotte tenute dagli esponenti di Batasuna in seguito al 29 giugno 2002 (data di entrata in vigore della LOPP), le quali giustificherebbero l’inizio del processo contro il partito. Il 26 agosto 2002, la sessione plenaria straordinaria del Congresso ha adottato la proposición no de ley con la quale chiede al Governo di presentare la domanda per avviare il processo contro Batasuna. L’atto è stato approvato con 295 voti a favore (PP, PSOE, Coalición Canaria e Partido Andalucista), 10 contrari (Partido Nacionalista Vasco, Eusko Alkartasuna, Iniciativa per Catalunya Verds ed Esquerra Repubblicana de Catalunya), e 29 astensioni (Convergència i Unió, Izquierda Unida, Bloque Nacionalista Galego e Chunta Aragonesista). Nella risoluzione finale della sessione plenaria vengono alla fine enumerate 8 condotte imputate a HB-EH-Batasuna e ritenute contrarie alla LOPP: tra le accuse più gravi vi è quella di includere individui condannati per reati di terrorismo e per appartenenza all’ETA negli organi direttivi del partito e nelle liste dei candidati alle elezioni; il comunicato del 14 agosto 2002 con cui l’ETA ha rivendicato gli attentati del 4 agosto 2002 (le auto-bomba di Santa Pola e Torrevieja) e minacciato tutte le forze politiche che avessero appoggiato il processo contro HB-EH-Batasuna; la giustificazione sistematica dei delitti e delle attività dell’ETA, unito al rifiuto di condannare la violenza terrorista. In seguito alla proposta del Congresso, il Consiglio dei Ministri del 30 agosto ha adottato la decisione di promuovere di fronte al TS l’istanza per l’avvio del processo contro HB-EH-Batasuna.

Il 3 settembre 2002, infine, il Ministero della Giustizia ha presentato presso il Tribunale Supremo, a nome del Governo e su istanza del Parlamento, la domanda per iniziare il processo contro HB-EH-Batasuna. La domanda riporta 75 eventi che proverebbero come HB-EH-Batasuna, dal 1978, abbiano sistematicamente presentato alle elezioni e fatto eleggere candidati appartenenti all’ETA ed abbiano giustificato e incitato le attività terroristiche di questo gruppo.

3.4 L’AZIONE DELLA PROCURA GENERALE DELLO STATO

Parallelamente, il Procuratore generale dello Stato, Jesús Cardenal, ha presentato a nome della Procura (Fiscalía General del Estado, l’altra autorità competente a promuovere il processo in base all’articolo 11 della LOPP), la domanda per avviare il processo contro HB-EH-Batasuna per violazione della ley organica de partidos politicos. La richiesta, elaborata dalla Procura generale, per opera di José María Luzón e dal capo della Segreteria tecnica, Fernando Herrero, era stata dibattuta e approvata all’unanimità dalla Giunta dei procuratori di Sezione (Junta de Fiscales de Sala, la “cupola” direttiva della Procura generale), convocata il 28 agosto 2002 dal procuratore generale Cardenal. La domanda della Procura si basa su 15 fatti che proverebbero la violazione da parte di HB-EH-Batasuna della LOPP. Anche se la domanda ha ricevuto un sostegno unanime, molti procuratori hanno ammonito Cardenal di presentare come azioni illecite, commesse da HB-EH-Batasuna, alcuni fatti che non costituirebbero con certezza una violazione della LOPP invece di incentrare la domanda solo su comportamenti di HB-EH-Batasuna che violino con certezza la legge. Per fare qualche esempio di eventi che non costituiscono con certezza violazione della LOPP imputabili a HB-EH-Batasuna, alcuni procuratori hanno richiamato azioni come l’imbavagliarsi la bocca con la bandiera spagnola (azione effettuata da membri di Batasuna a Pamplona), o l’aggressione da parte di ignoti del sindaco socialista di Lasarte. Le domande del Governo e della Procura confluiscono in un unico processo contro il tripartito, il quale, se il Tribunale Supremo deciderà in tal senso, potrebbe essere sciolto nei primi mesi del 2003.

Capitolo 4

              1. LA LEY DE PARTIDOS POLITICOS

4.1 IL PATTO ANTITERRORISMO E LA NASCITA DEL PROGETTO DI LEGGE SUI PARTITI POLITICI

L’8 dicembre del 2000 il PP e il PSOE hanno siglato l’Accordo per le libertà e contro il terrorismo, formato da 10 articoli. L’articolo 1 prevede che sebbene spetti al Governo la conduzione della lotta al terrorismo, questa è un impegno che compete a tutti i partiti democratici, sia di governo che di opposizione. A questo va ricollegato l’articolo 8, il quale prevede l’impegno congiunto di PP e PSOE ad estendere la lotta al terrorismo anche al di fuori del mondo della politica, coinvolgendo le istituzioni pubbliche locali, l’opinione pubblica e i cittadini. All’articolo 2, dopo aver sancito che la violenza è moralmente inconcepibile e incompatibile con l’esercizio dell’azione politica democratica, PP e PSOE sanciscono l’impegno a lavorare insieme al fine di combattere ed eliminare qualsiasi tentativo di legittimazione politica diretta o indiretta della violenza. Il patto, quindi, dopo aver stabilito all’articolo 3 che la pace, la convivenza ed il rispetto dei diritti umani sono valori che non possono essere oggetto di negoziato, continua all’articolo 4 affermando che la difesa dei diritti umani e delle libertà pubbliche spetta alle forze ed ai corpi di sicurezza dello Stato (come la Guardia Civil e il Cuerpo Nacional de Policía), nonché ai giudici ed ai procuratori, rispetto ai quali PP e PSOE s’impegnano, oltre a dar sostegno morale, anche ad offrire loro una dotazione adeguata in termini di uomini e mezzi al fine di portare a termine la lotta contro il terrorismo. L’articolo 5 riveste particolare importanza, in quanto da esso prende spunto il progetto di legge organica dei partiti politici. Questo infatti, pur riconoscendo che il codice Penale sarebbe già sufficiente per perseguire i delitti connessi al terrorismo, prevede l’eventuale impulso congiunto di PP e PSOE per l’adozione di riforme legislative, qualora si dimostrassero necessarie, e questo è appunto il caso del progetto di legge su cui si sono accordati il PP e il PSOE il 14 maggio 2002 e divenuto legge vigente il 29 giugno 2002. Lo stesso articolo 5 fa poi riferimento alla politica penitenziaria, la quale dovrà tendere a che i condannati per terrorismo ricevano il più completo e severo castigo, pur prevedendo forme di reinserimento per coloro che abbandonino le organizzazioni terroristiche e adottino atteggiamenti che dimostrino inequivocabilmente l’abbandono del terrorismo. Se il riferimento generico alle forme di reinserimento che saranno previste dalla legge penitenziaria, tenta di far salvo il principio costituzionale in base al quale le pene detentive e le misure di sicurezza debbono tendere verso la rieducazione ed il reinserimento sociale del condannato (articolo 25.2 Costituzione), è chiaro che il fulcro dell’articolo è l’esecuzione effettiva della pena. La lotta al terrorismo dovrà passare anche tramite la cooperazione internazionale (articolo 6), in particolare con la Francia perché paese di confine e con l’Unione Europea, nell’ambito del terzo pilastro relativo alla cooperazione nel settore della giustizia e degli affari interni (GAI). L’articolo 7 si occupa delle vittime del terrorismo, prevedendo, tra l’altro, l’istituzione di una fondazione che avrà il compito di coordinare l’attività delle associazioni delle vittime del terrorismo. L’articolo 9, infine, prevede la collaborazione e lo scambio di informazioni permanente tra PP e PSOE nella lotta al terrorismo, l’azione congiunta negli ambiti previsti dall’accordo (riforme legislative, politica penitenziaria, cooperazione internazionale, mobilitazione di cittadini e istituzioni), nonché la ricerca di posizioni comuni relativamente a tutti gli avvenimenti che riguarderanno la politica antiterrorista. 4.2 IL CONTENUTO DELLA LEGGE ORGANICA SUI PARTITI 6/2002

La legge esprime il compromesso raggiunto sul punto più discusso della proposta governativa, vale a dire la legittimazione dei parlamentari a promuovere l’azione giudiziaria per la messa al bando di un partito politico: questa è prevista, ma in via indiretta. La legge prevede che l’autorità giudiziaria sarà l’unica competente a procedere alla messa al bando di un partito o alla sua dissoluzione. Inoltre, il testo riprende più volte il concetto che saranno perseguibili (dall’autorità giudiziaria) solamente le condotte reiterate o il susseguirsi di azioni che ledano i principi democratici, e mai le ideologie o le condotte isolate. Infine, la dissoluzione di un partito porterà all’apertura di un processo di estinzione patrimoniale è impedirà che un’organizzazione messa fuori legge possa presentarsi ad un appuntamento elettorale sotto un nuovo nome. In questo senso si stabilisce che il patrimonio netto risultante dalla dissoluzione venga destinato ad attività con fini sociali o umanitari.

Capitolo primo: creazione dei partiti politici. E’ composto da 5 articoli. L’articolo 1 prevede la libertà di creare partiti politici, che rimane limitata ai cittadini spagnoli, nonché la libertà di affiliazione dell’individuo ad un partito politico. La relazione della Commissione costituzionale del Congresso aveva già escluso l’emendamento socialista che prevedeva la possibilità per tutti i cittadini comunitari di promuovere partiti politici in Spagna; ciò nonostante, il PSOE aveva ripresentato l’emendamento al Senato, ritirato poi definitivamente prima della sessione plenaria del 25 giugno 2002. L’articolo 2 disciplina la capacità per costituire un partito politico e prevede che i promotori, oltre ad essere persone fisiche, maggiorenni, e nel pieno esercizio dei propri diritti, non siano stati penalmente condannati per associazione illecita o per delitti gravi. Alla fine la legge ha incorporato le “migliorie tecniche” proposte dal CPGJ dal Consiglio di Stato nei rispettivi pareri, i quali hanno evidenziato che tale norma pone dei dubbi dal punto di vista del diritto, in quanto di fatto prevede una pena accessoria per chi è già stato penalmente condannato in passato per fatti diversi, pena non prevista dalla sentenza di condanna, e che consiste nella privazione a tempo indeterminato di un diritto fondamentale (la libertà di creazione dei partiti politici): entrambi gli organi hanno proposto di limitare il periodo di privazione della capacità, ed il Consiglio di Stato ha messo addirittura in dubbio la legittimità costituzionale della norma. Il testo finale prevede così che, la limitazione della capacità di costituire un partito politico, non si applichi alle persone condannate ed in seguito riabilitate.

L’articolo 3, che tratta della costituzione e della personalità giuridica dei partiti, specifica che i partiti acquisiscono personalità giuridica in seguito all’iscrizione nell’apposito registro previsto dal successivo articolo 4, e che la loro denominazione “non potrà comprendere termini o espressioni che inducano in errore o creino confusione sulla loro identità o che siano contrarie alla legge o ai diritti fondamentali delle persone”. Secondo il Consiglio di Stato, le restrizioni alla denominazione previste da tale norma sono troppo generiche, alludendo implicitamente alla possibilità di abusi da parte del Ministero dell’Interno, nel caso esso usi arbitrariamente i poteri previsti dall’articolo 5.

L’articolo 5, infatti, che tratta dei requisiti per l’iscrizione del partito nel registro dei partiti politici, elenca gli indizi che possono portare il Ministero dell’Interno a sospendere il termine di iscrizione nel registro del partito interessato: questo potere è di notevole rilievo, dato che è l’iscrizione l’atto che conferisce la personalità giuridica al partito e vincola i poteri pubblici, oltre a renderne pubblica la costituzione. Di fatto, il Ministero dell’Interno (istituzione politico-amministrativa) dispone, in determinati casi, del potere di sospendere la libertà fondamentale di creare partiti politici riconosciuto dall’articolo 6 della CE, potere normalmente riconosciuto alle autorità giudiziarie. L’articolo 5 del progetto di legge dei partiti ribalta così l’impostazione della legge 54/1978, che disciplinava in precedenza i partiti politici. L’articolo 3 della legge 54/1978, infatti, prevedeva che nel caso in cui dalla documentazione di cui è in possesso il Ministero dell’Interno si ricavino indizi relativi all’illegalità del partito, questi deve avvertire il Pubblico Ministero: tuttavia, la sospensione dell’iscrizione del partito nel registro avviene solo a seguito dell’azione del Pubblico Ministero, la quale fa anche venire meno l’obbligo d’iscrizione del partito nel registro, obbligo che grava sul Ministero dell’Interno. Con la nuova legge non è più l’azione del Pubblico Ministero, bensì la semplice notificazione del Ministero dell’Interno al Pubblico Ministero, a sospendere il termine d’iscrizione, prima ancora che sia iniziata l’azione penale.

Capitolo secondo : funzionamento e attività. Il secondo capitolo concretizza i criteri democratici su cui si debbono basare i partiti politici nella loro organizzazione e funzionamento per essere in regola. L’articolo 6 prevede che i partiti debbano rispettare i principi democratici e costituzionali, “sviluppando le funzioni che sono loro attribuite in modo democratico e nel pieno rispetto del pluralismo”. In questo modo, un partito politico sarà dichiarato illegale qualora la sua attività non rispetti, in modo reiterato e grave, i valori democratici, o qualora miri con tale attività a “deteriorare o distruggere il regime delle libertà o paralizzare o eliminare il sistema democratico” (articolo 9.2). Un partito non potrà in nessun caso essere perseguito qualora si limiti a difendere un’ideologia (anche se separatista, repubblicana o, al limite, anti-sistema) o adotti delle condotte proibite ma isolate. In questo modo, il progetto di legge opta per una valutazione attenta del carattere democratico di un partito e del rispetto da parte sua dell’ordine costituzionale, puntando l’attenzione sul complesso delle sue attività, e non sulle idee o sui fini proclamati. Esso inoltre esclude la messa al bando di un partito a causa di condotte isolate ed esige, al contrario, una reiterazione o accumulazione di azioni che evidenzino una traiettoria tesa alla violazione della democrazia e dei principi democratici. L’articolo 7 regola in modo dettagliato l’organizzazione ed il funzionamento dei partiti, prevedendo i criteri di democraticità a cui queste devono rifarsi.

La legge incorpora un nuovo articolo, l’ottavo, che disciplina i diritti e i doveri degli affiliati ai partiti politici, e sviluppa il concetto di democrazia interna agli stessi.

L’articolo 9 (che in precedenza era il contestato articolo 8), riguarda le attività dei partiti e mira ad assicurare che essi rispetto i principi democratici e costituzionali. La formulazione finale si presenta meno generica e meglio strutturata di quella iniziale presentata dal PP, in quanto elenca, in modo dettagliato e tassativo, le condotte che possono portare alla messa al bando del partito. Così il paragrafo 2 dispone che un partito sarà dichiarato illegale qualora la sua attività leda principi democratici o qualora, con la stessa attività, miri a distruggere il regime delle libertà, o paralizzare o eliminare il sistema democratico, mediante tre tipi di condotte, ripetute in modo reiterato e grave: a. violare sistematicamente le libertà e i diritti fondamentali promuovendo, giustificando o discolpando gli attentati contro la vita o l’integrità delle persone, o l’esclusione o la persecuzione delle persone per motivi ideologici, religiosi o di fede, di nazionalità, di razza, sesso o preferenze sessuali; b. fomentare, favorire o legittimare la violenza come metodo per il raggiungimento di obiettivi politici o per far scomparire le condizioni necessarie all’esercizio della democrazia, del pluralismo o delle libertà politiche; c. integrare o appoggiare politicamente l’azione delle organizzazioni terroristiche per il conseguimento dei fini perseguiti da queste ultime o contribuire a moltiplicare gli effetti della violenza terrorista, della paura e dell’intimidazione generata dalla stessa. Di seguito, il paragrafo 3 specifica in modo tassativo 9 tipi di attività che si identificano in uno dei tre casi precedenti. In base al testo concordato il 14 maggio da PP e PSOE, la motivazione nell’emendamento all’articolo 9 risiede nell’impedire la persecuzione delle idee politiche, nel perseguire le attività legate alla violenza o al terrorismo, e nello stabilire infine le garanzie proprie di uno Stato di diritto e facilitare l’applicazione della stessa norma.

Capitolo terzo: dissoluzione o sospensione giudiziaria dei partiti. Composto da tre articoli (dal numero 10 al numero 12), disciplina, all’articolo 10, la dissoluzione o sospensione giudiziaria del partito e stabilisce le garanzie giurisdizionali esistenti per la difesa dei diritti e dei principi costituzionali di fronte alle condotte dei partiti politici, disponendo che solo l’autorità giudiziaria è competente per verificare l’illegalità delle azioni dei partiti e per decretarne, di fronte a violazioni reiterate e gravi, la dissoluzione. L’autorità giudiziaria potrà quindi dissolvere il partito o sospenderne le attività. L’articolo 10.2 prevede le due vie percorribili per mettere fuori legge un partito, vale a dire quella penale, e quella democratico-costituzionale. La via penale prevede l’azione giudiziaria contro il partito che costituisca associazione illecita ai sensi del codice Penale: in questo caso la dissoluzione verrà decretata dal tribunale penale competente. Su questo punto, quindi, la legge non aggiunge nulla di nuovo, ma richiama semplicemente la legislazione penale già esistente. La via democratico-costituzionale, invece, è la parte innovativa introdotta dalla legge sui partiti: si prevede, così, l’azione giudiziaria per lo scioglimento o la sospensione del partito nel caso in cui esso possieda una struttura interna ed un funzionamento non democratici, oppure nel casi in cui la sua attività leda in modo grave e reiterato i principi democratici, o persegua l’obiettivo di distruggere il sistema democratico, mediante le condotte descritte dall’articolo 9. La via democratico-costituzionale prevede quindi l’azione giudiziaria contro un partito nel caso in cui esso commetta illeciti diversi da quelli penali (reato), quali l’illecito costituzionale e l’illecito amministrativo.

L’articolo 11 prevede che l’organo giurisdizionale competente sia il giudice penale, nel caso in cui il partito rientri tra le associazioni illecite previste dal Codice penale, oppure la Sezione Speciale della Corte Suprema, nel caso in cui il partito debba essere eliminato tramite la via democratico-costituzionale. La Sezione Speciale è stata preferita quella Penale giacché questa “per la sua composizione rappresenta il plenum della Corte Suprema” . L’articolo 11 definisce poi i soggetti legittimati a promuovere i procedimenti giudiziari che portano alla dissoluzione di un partito, ossia il Governo ed il Pubblico Ministero. Il negoziato su questo punto è stato l’ultimo ostacolo al raggiungimento dell’accordo tra PP e PSOE. Il Governo voleva fino all’ultimo riconoscere la legittimazione del Parlamento (50 deputati o 50 senatori) a promuovere direttamente l’azione giudiziaria contro un partito politico di fronte al pubblico ministero; il PSOE, dal canto suo, ha sostenuto fino all’ultimo che l’unico soggetto legittimato a promuovere l’azione doveva essere solamente il Pubblico Ministero. Il compromesso, raggiunto dopo intense trattative che si sono protratte fino alle 3 della mattina del 14 maggio 2002 accoglie di fatto una soluzione intermedia tra le due posizioni. La maggioranza semplice del Congresso o del Senato potrà dare mandato al Governo di iniziare l’azione giudiziaria contro un partito politico, il quale a sua volta sarà obbligato a deliberare in questo senso, qualora si verifichino i casi previsti dall’articolo 9: il Parlamento può quindi promuovere solo indirettamente l’azione giudiziaria; però, va aggiunto che la deliberazione con cui esso dà mandato al Governo ha carattere vincolante. In sostanza, il Parlamento può decidere di promuovere l’azione, ma spetta al Governo darne la motivazione ed agire materialmente. La redazione finale dell’articolo 11.1, quindi, da una parte accoglie la tesi del PP laddove permette ai parlamentari d’iniziare l’azione giudiziaria, dall’altra apporta importanti modifiche: oltre al fatto che l’azione sarà promossa dal Governo, è stata alzata la soglia richiesta per decidere di promuovere l’azione dai 50 parlamentari alla maggioranza semplice del Congresso o del Senato. Ciò porta a presentare l’azione non come l’azione di un dato gruppo partitico all’interno del Parlamento, ma come un’azione del medesimo nel suo complesso. La nuova soglia minima per promuovere l’azione va, pertanto, da 88 a 176 voti per il Congresso, e da 64 a 126 voti per il Senato. E’ anche vero che il PP da solo sarebbe in grado di adottare la decisione di promuovere l’azione giudiziaria contro Batasuna. Tale opzione presenta però un esito politico incerto, giacché da una parte, il PP si accaparrerebbe il merito di aver dato il via all’azione, dall’altra, potrebbe causare la reazione ostile di molti partiti ed elettori dell’opposizione che non sostengono attualmente la nuova legge dei partiti, in special modo nei Paesi Baschi. La sentenza emessa dalla Sezione Speciale del TS non potrà essere oggetto di ricorso, escluso il ricorso di fronte alla Corte Costituzionale, e sarà esecutiva dal momento della sua notificazione. L’articolo 12 regola gli effetti della dissoluzione giudiziaria di un partito politico. A seguito della notificazione della sentenza, si dovrà procedere alla cessazione immediata di qualsiasi attività del partito, e pertanto non potrà avere luogo, poiché ritenuta fraudolenta, la costituzione di una formazione che continui o succeda al partito dichiarato disciolto. La dissoluzione comporta l’apertura immediata di un processo di liquidazione patrimoniale, portato a termine da tre liquidatori nominati dalla Sezione Speciale. Il patrimonio netto risultante sarà destinato dal Tesoro ad attività d’interesse sociale ed umanitario. Questo capitolo sviluppa quello che nella precedente legge 54/1978 era contenuto esclusivamente nello scarno articolo 5, il quale prevedeva che la sospensione e la dissoluzione del partito potessero essere decisi solamente dall’autorità giudiziaria competente, nel caso in cui esso fosse ricaduto nell’associazione illecita o in cui la sua organizzazione o la sua attività avessero violato i principi democratici. Capitolo quarto: finanziamento dei partiti. Composto dal solo articolo 13, rimette la materia alla legge organica sul finanziamento dei partiti.

Disposizioni addizionali. Il testo approvato dal Governo prevede delle disposizioni addizionali. La prima modifica l’articolo 61 della LOPJ aggiungendo, tra le competenze della Sezione Speciale del TS, quella relativa ai processi per la messa al bando e la dissoluzione dei partiti politici. La seconda disposizione addizionale modifica due articoli della legge elettorale. In particolare, viene aggiunto un paragrafo all’articolo 44 nel quale si specifica che, durante il periodo elettorale non potranno essere presentate candidature o gruppi derivanti da un partito politico disciolto. In questo modo s’intende evitare che possano presentarsi gli stessi membri con gli stessi fini di un partito dissolto; in più, si aggiunge un paragrafo all’articolo 49 della legge elettorale per regolare i ricorsi che possono essere presentati dai gruppi di elettori costituiti in seguito allo scioglimento di un partito. Esso prevede che tali ricorsi saranno presentati presso la Sezione Speciale del TS. Potranno presentare ricorso anche coloro che sono legittimati a promuovere un procedimento di scioglimento di un partito politico. Segue la discussa disposizione transitoria, la quale al paragrafo 2 prevede il caso di un partito costituito in seguito all’entrata in vigore della legge con il fine di aggirarla in modo fraudolento: in questo caso, se il nuovo partito continua o riprende l’attività illecita del partito disciolto, sarà anch’esso soggetto all’applicazione della legge, e quindi potrà essere, a sua volta, messo al bando e disciolto. Tale disposizione, nella sua versione originale, era stata oggetto di forti critiche da parte dei partiti d’opposizione (soprattutto PSOE e CiU?) e dall’associazione progressista Jueces para la Democracia, in quanto essa permetteva l’applicazione retroattiva della legge. Lo stesso Consiglio di Stato aveva chiesto, nel suo parere, la revisione della disposizione transitoria, evidenziando che: “l’articolo 9.3 (…) e l’articolo 25.1 della Costituzione, relativi alle sanzioni penali e amministrative, stabiliscono che nessuno può essere condannato o punito per azioni od omissioni che non costituivano delitto (…) nel momento in cui si sono prodotte, in base alla legge vigente in quel momento. Tuttavia, non è questo il significato che si ricava dal paragrafo 2 della disposizione transitoria, il quale pertanto dev’essere revisionato per evitare l’efficacia retroattiva della legge organica progettata”. La vecchia formulazione della disposizione prevedeva che in caso di costituzione, in data immediatamente anteriore o posteriore all’entrata in vigore della nuova legge organica, di un nuovo partito che avesse proseguito l’attività di un altro messo al bando, con l’intento di aggirare la legge, le nuove disposizioni si sarebbero applicate anche al partito appena costituito: il testo della legge aggiunge una frase nella quale si prevede esplicitamente che comunque il nuovo partito sarà sanzionato solo per le attività da questo svolte in seguito all’entrata in vigore della legge, e non anche per le attività precedenti. Fonti governative, tuttavia, hanno dichiarato al quotidiano ABC, che l’azione giudiziaria contro Batasuna potrà essere promossa non solo di fronte a delitti nuovi, ma anche in presenza di “circostanze vigenti” come nel caso, ad esempio, di processi penali in corso contro i suoi dirigenti o di pubblicazioni come quelle di Euskal Herritarrok (EH), nelle quali si faccia apologia del terrorismo e non vengano ritirate dalla circolazione. La legge prevede poi una disposizione che abroga le norme anteriori incompatibili con il nuovo testo, in particolare la legge sul diritto d’associazione politica e la legge 54/1978 sui partiti politici.

Il nuovo testo termina con due disposizioni finali. La prima tratta dello sviluppo regolamentare, e dà facoltà al Governo di dettare le disposizioni necessarie all’applicazione e allo sviluppo della nuova legge organica; la seconda stabilisce infine che la legge organica entrerà in vigore il giorno seguente alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale (BOE Boletin Oficial del Estado).

4.3 ENTRATA IN VIGORE DELLA LEY DE PARTIDOS

Il 28 giugno 2002 la legge organica sui partiti politici è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale (BOE), ed il 29 giugno è entrata in vigore: la legge ha ottenuto il voto favorevole del 95% del Parlamento. Il progetto di legge, promosso inizialmente solo dal PP, esce con l’appoggio di PSOE, CiU?, CC e PA: contrari il PNV, IU e parte del Gruppo Misto (IC-V, ERC, EA, e BNG). La nuova legge, la quale è stata oggetto di un amplissimo dibattito nelle varie sedi istituzionali e non (partiti, Parlamento, organismi giurisdizionali, istituzioni delle Comunità autonome e mezzi di informazione) accoglie ben 80 emendamenti, proposti dal PSOE e da CiU?. Già durante il primo giorno di dibattito al Congresso, il 24 maggio 2002, il 93% dei deputati aveva dato sostegno al progetto di legge, rigettando in blocco tutti gli emendamenti presentati: a favore del progetto avevano votato allora il PP, il PSOE, CC e PA, mentre CiU? aveva sostenuto in quell’occasione l’emendamento di rigetto del progetto presentato dal PNV, annunciando però il suo appoggio al testo finale. La stessa cosa si è ripetuta nel Senato, dove ancora una volta sono stati rigettati tutti gli emendamenti di devoluzione presentati dall’opposizione ed è stato approvato senza variazioni il testo licenziato dal Congresso.

4.4 IL DIBATTITO POLITICO PER L’APPROVAZIONE DELLA LEY DE PARTIDOS

I due mesi precedenti al raggiungimento, avvenuto il 14 maggio 2002, dell’accordo tra PP e PSOE sul testo del progetto di legge da presentare al Congresso, sono stati contrassegnati da un vivace dibattito politico che merita di essere riassunto nelle sue tappe fondamentali:

- 21 marzo 2002. Viene assassinato il consigliere socialista Juan Priede, del comune di Orio: poche ore dopo il Governo e il principale partito di opposizione, il PSOE, trovano l’accordo sul testo del progetto della nuova legge dei partiti, nella quale sono previsti i casi concreti che possono portare alla messa al bando di Batasuna. - 22 marzo. Il Consiglio dei Ministri approva il progetto preliminare di legge sui partiti politici e lo presenta al Congresso. Il ministro della Giustizia, Ángel Acebes, assicura che il Governo cercherà di far entrare in vigore la legge il prima possibile e afferma che il Governo assumerà quanto prima l’iniziativa per dar impulso al processo di messa al bando di Batasuna. Lo stesso giorno Xabier Arzalluz, presidente del PNV, afferma che la messa al bando di Batasuna sarà il preludio di uno “stato d’emergenza” in Euskadi. - 30 marzo. Si celebra l’Aberri Eguna (festa della patria basca). La possibile messa al bando di Batasuna spinge il presidente della regione basca (lehendakari) Juan José Ibarretxe ad affermare, da Bilbao, che questa misura “darà ossigeno all’ETA.” Dalla Francia, il portavoce di Batasuna, Arnaldo Otegi, conclude un meeting gridando “Gora Euskadi Ta Askatasuna” (viva ETA). - 3 aprile. Prime crepe nel patto antiterrorismo. Il segretario generale del PSOE, José Luis Rodríguez Zapatero, sostiene che la futura legge dovrà limitare al Pubblico Ministero il potere di promuovere la messa al bando di Batasuna. Il ministro della Giustizia, Acebes, risponde che la soluzione migliore è quella proposta dal Governo, in base alla quale anche il Parlamento (50 deputati o 50 senatori) può promuovere la messa al bando di un partito politico.

- 9 aprile. Il PSOE inizia ad intessere contatti con altre forze politiche al fine di costituire un fronte comune in grado di modificare il progetto di legge del Governo.

- 10 aprile. Il gruppo di maggioranza del CGPJ, ovvero il Consiglio Generale del Potere Giudiziario, (formato dai 10 consiglieri proposti dal PP) sottopone al gruppo minoritario (7 consiglieri del PSOE e 1 Izquierda Unida), una “proposta di parere” decisamente favorevole al progetto del Governo. La “proposta di parere”, elaborata dal consigliere Adolfo Prego (ex-magistrato della Corte suprema consigliato dal PP), considera la legge proposta dal Governo “indispensabile” ed “equilibrata”, ed approva tutti quelli che saranno i punti controversi del progetto di legge: il parere sostiene che i parlamentari hanno un interesse legittimo a promuovere la messa al bando di un partito politico che minacci il sistema democratico, e che la Sezione Speciale del TS è adeguata per decidere sullo scioglimento di un partito poiché questa, per composizione, rappresenta il plenum ridotto del TS. Le uniche critiche riguardano alcune “imperfezioni tecniche”, relative soprattutto alle cause che inabilitano l’individuo a creare un partito e ai requisiti per l’iscrizione nel registro dei partiti politici. - 11 aprile. Il dibattito sulla futura legge dei partiti divide il CGPJ, in quanto la commissione incaricata di presentare una “proposta di parere” al plenum del CGPJ si ritrova a dover scegliere tra due proposte divergenti, cioè quella preparata dal penalista Adolfo Prego (proposto dal PP), alla quale è favorevole il gruppo maggioritario dei consiglieri presentati dal PP, e quella presentata dal costituzionalista Luis Aguiar (proposto dal PSOE), a nome del gruppo minoritario più vicino all’opposizione. Aguiar ritiene necessarie modifiche di fondo relative soprattutto agli articoli 8, 9 e 10 del progetto preliminare di legge governativo. Secondo Aguiar, l’articolo 8 definisce in modo troppo generico le attività del partito che possono determinarne la messa al bando; l’articolo 9 sarebbe contestabile invece laddove prevede la competenza dalla Sezione Speciale del TS a dichiarare la messa al bando del partito – Aguiar ritiene più appropriata la Sezione Civile del TS; la facoltà di promuovere l’azione giudiziaria contro un partito dovrebbe spettare solo al Pubblico Ministero, e non anche a gruppi di parlamentari, come previsto dall’articolo 10, per evitare il rischio che un partito cerchi di sottrarsi al confronto politico promuovendo la messa al bando dell’avversario; infine, il paragrafo 2 della disposizione transitoria prevederebbe l’applicazione retroattiva della legge, in violazione dell’articolo 9.3 della CE. Di fronte alla mancanza di un accordo, il settore conservatore impone la sua “proposta di parere”; di fatto, il confronto politico tra PP e PSOE si è riprodotto all’interno del CGPJ. Gli unici punti di accordo riguardano alcuni “ritocchi” giuridici marginali da apportare al progetto preliminare di legge del Governo. - 15 aprile. Il CGPJ approva, con 10 voti a favore (consiglieri proposti dal PP) e 8 contrari (consiglieri proposti dal PSOE e IU), un parere favorevole al progetto preliminare del governo: Azparren (consigliere proposto consensualmente da PP e PSOE) si astiene sostenendo che il dibattito politico si è trasferito all’interno del CGPJ, mentre Tena (proposto da CiU?) vota in bianco, in quanto non è d’accordo con alcuni aspetti di entrambe le “proposte di parere”. Il parere, sostenuto anche dal presidente del CGPJ Francisco Hernando, accoglie alcune modifiche tecniche proposte dai consiglieri minoritari, ma in sostanza avalla le tesi del Governo sui punti più polemici: nega che la disposizione transitoria leda l’articolo 9.3 della CE e concorda sul fatto che il Governo o 50 parlamentari possano denunciare un partito affinché sia dissolto dalla Sezione Speciale del TS. - 16 aprile. L’associazione Jueces para la Democracia emette un comunicato nel quale sostiene sostanzialmente le tesi del PSOE (eccessiva genericità delle attività di partito illecite previste dall’articolo 8; necessità di evitare l’applicazione retroattiva della legge; inadeguatezza della Sezione Speciale del TS per decidere lo scioglimento di un partito). Nel comunicato, dopo aver evidenziato la necessità di una nuova disciplina, si evidenzia come questa debba avere l’obiettivo di favorire la libertà di creare partiti (prevista dall’articolo 6 della CE) e di permettere lo sviluppo del pluralismo politico, in quanto i partiti sono i canali istituzionali mediante i quali si esprime la volontà popolare; partendo da questo assunto, critica il fatto che la proposta di legge sia nata con l’obiettivo di perseguire e castigare un partito, Batasuna, compito questo che spetterebbe alla legge penale. - 17 aprile. Il deputato socialista Javier Barrero accusa il presidente del CGPJ, Hernando, di faziosità in quanto, invece di svolgere il ruolo di arbitro imparziale, si sarebbe continuamente sbilanciato a favore della proposta dei conservatori; accusa respinta da quest’ultimo. - 18 aprile. Il Consiglio di Stato prepara ed invia al ministro della Giustizia, Acebes, in tempo record (2 giorni) un parere nel quale si afferma la costituzionalità della legge proposta, ma si chiedono anche alcune modifiche di fondo, in particolare che si riveda la disposizione transitoria per evitare l’applicazione retroattiva della legge, si mettono in dubbio le cause che inabilitano il soggetto a costituire un partito politico (previste all’articolo 2) e propone che il Difensore Civico (Defensor del Pueblo) possa promuovere la messa al bando di una formazione politica. Si ritiene invece legittima, allo stesso modo del CGPJ, la facoltà di un gruppo di 50 parlamentari di promuovere l’azione per la messa al bando di un partito, anche se richiama il rischio che la lotta tra partiti venga spostata in un contest diverso da quello che gli è proprio, cioè l’arena politica. Ritiene allo stesso modo che non ci siano problemi nell’attribuire la competenza di sciogliere un partito politico alla Sezione Speciale del TS, in quanto questa rappresenta una sessione plenaria in scala ridotta.

- 19 aprile. Il Consiglio dei Ministri approva il progetto di legge senza tener conto della principale raccomandazione contenuta nel parere del Consiglio di Stato, vale a dire l’eliminazione del carattere retroattivo della legge. Il Governo basco, tramite il suo portavoce Josu Jon Imaz, si dichiara totalmente contrario al progetto di legge sui partiti, in quanto comporta “una riduzione del pluralismo nella società basca”, “darà più spazio all’ETA” e rafforzerà coloro che usano la violenza.

- 22 aprile. Il PSOE presenta le linee di base che difenderà durante la procedura di approvazione della legge. I socialisti chiedono che sia garantita la “certezza del diritto” nella futura legge organica affinché essa venga applicata esclusivamente ai terroristi; che si elimini il suo carattere retroattivo e che si stabilisca che siano le istituzioni, e non i gruppi politici, ad essere incaricati di promuovere la messa al bando di un partito. - 24 aprile. PP e PSOE iniziano negoziati segreti per trovare una via di uscita dalla situazione di stallo attuale.

- 30 aprile. Il PSOE invia al Governo un testo di 12 pagine nel quale elenca le sue condizioni per approvare la legge. I socialisti insistono affinché sia il Pubblico Ministero l’organo a cui spetti promuovere la messa fuori legge di un partito politico, che la Sezione Civile del TS sia l’organo competente e rifiutano l’irretroattività della norma.

- 5 maggio. Il Governo sostiene che le indagini penali iniziate dal giudice Baltasar Garzón, che potrebbero portare alla messa fuori legge di Batasuna, non influenzeranno l’applicazione della futura legge dei partiti, in quanto la via processuale e la via democratico-costituzionale (legge dei partiti) sono due strade parallele ma compatibili per giungere alla messa la bando di Batasuna, ognuna delle quali produrrà i suoi effetti in modo autonomo. Fonti del governo, del PP e del PSOE affermano però che in presenza di una sentenza definitiva che stabilisca lo scioglimento di Batasuna la via democratico-costituzionale perderebbe di significato. Dal canto suo, IU annuncia che presenterà un emendamento all’intero progetto di legge del PP, con testo alternativo che corrisponde in sostanza alla precedente legge sui partiti, abrogata dalla nuova legge organica. IU sostiene che la futura legge non è necessaria, è incostituzionale e costituisce un pericolo per la democrazia: secondo IU, è sufficiente l’applicazione del codice Penale per mettere fuori legge un partito e arrestare i suoi dirigenti qualora appoggino il terrorismo.

- 6 maggio. CiU? entra nel dibattito politico. Il suo segretario generale, Josep Antoni Duran i Lleida, afferma che il progetto del PP “è privo di garanzie democratiche”, necessarie affinché la nuova legge si limiti a colpire i partiti che appoggiano concretamente il terrorismo e non colpisca le formazioni che si battono per un sistema repubblicano, per l’indipendenza, per l’autodeterminazione o per la modificazione della Costituzione con mezzi pacifici. La futura legge non dovrà colpire le “idee politiche”, anche se antisistema, purché queste non si esprimano in modo violento: a questo fine Duran sottolinea la necessità di definire chiaramente cosa si intenda per “fini terroristici” e “organizzazioni terroristiche”, a annuncia numerosi emendamenti al progetto di legge.

- 7 maggio. Il portavoce del Partito Socialista Catalano (PSC) Joaquim Nadal ha confermato che i socialisti catalani, sebbene nutrano seri dubbi sull’efficacia della futura legge dei partiti, voteranno nello stesso senso dei loro colleghi del PSOE.

- 8 maggio. La legge dei partiti divide i partiti d’opposizione PSOE e IU: mentre il segretario generale del PSOE, Zapatero, la ritiene conveniente, purché sia impeccabile dal punto di vista costituzionale e goda di un ampio consenso politico, il coordinatore generale di IU, Gaspar Llamazares, la rifiuta ribadendo che per la lotta al terrorismo è sufficiente il Codice penale.

- 9 maggio. Governo e PSOE si riuniscono per fissare i termini dei negoziati per la riforma del progetto di legge dei partiti e constatano l’esistenza di difficoltà nell’arrivare ad un accordo. Entrambi i partiti fissano nel 14 maggio 2002 la data limite per chiudere i negoziati, in cui scade il termine per la presentazione degli emendamenti al plenum del Congresso.

- 12 maggio. I negoziati avanzano. Il Governo accetta di non iniziare azioni contro Batasuna per fatti accaduti nel passato. L’unico importante punto di divergenza con il PSOE rimane l’istanza che dovrà promuovere l’azione giudiziaria. Nel frattempo, il partito CiU? è attraversato da un forte dibattito interno: una parte consistente, anche se non maggioritaria, dei dirigenti del Consiglio Nazionale del CDC, rifiuta in modo netto qualsiasi accordo con il PP in quanto il suo progetto di legge criminalizza le idee politiche. Alla fine, il leader di CiU? Artur Mas, appoggiato dalla maggioranza del partito, afferma la disponibilità a negoziare il progetto governativo, purché esso accetti i 38 emendamenti proposti da CiU? al fine di garantire che non vengano perseguite le idee politiche (anche indipendentiste, repubblicane o antisistema) e venga eliminata l’irretroattività della legge.

4.5 LA DISCIPLINA PRECEDENTE ALL’ENTRATA IN VIGORE DELLA LEY DE PARTIDOS

In base a quanto si apprende dalla lettura dell’esposizione dei motivi, il progetto di legge organica mira a colmare le carenze della disciplina che in precedenza regolava la vita dei partiti, vale a dire la Ley 21/1976, de 14 de junio, sobre el derecho de asociación política e la Ley 54/1978, de 4 de dicembre, de Partidos Políticos (LPP). Le norme fondamentali che disciplinano i partiti in Spagna si ricavano innanzitutto dalla Costituzione, la quale all’articolo 6 stabilisce la libertà di creare partiti politici, ne consacra la funzione costituzionale, e impone il requisito della democraticità interna. A questo va aggiunto l’articolo 22 della CE, il quale riconosce il diritto di associazione, vieta le associazioni che svolgono attività illecite e prevede che esse potranno essere disciolte esclusivamente in base ad una sentenza motivata. L’articolo 23, infine, sancisce il diritto di partecipare agli affari pubblici a favore dei cittadini spagnoli, sia direttamente sia per mezzo di rappresentanti liberamente eletti mediante elezioni periodiche a suffragio universale; l’articolo sancisce inoltre il diritto all’accesso in condizioni di eguaglianza agli incarichi pubblici. I principi costituzionali sono sviluppati dalla legge 21/1976, la quale, va notato, precede la stessa Costituzione che risale al 1978. L’impostazione generale della legge è tutta incentrata sul riconoscimento del diritto di associazione politica, con la preoccupazione principale di assicurare il riconoscimento dei partiti all’interno della società spagnola dopo anni di franchismo: gli aspetti strutturali e di funzionamento dei partiti sono invece trattati in modo marginale, anche perché, di fatto, la società spagnola non aveva ancora vissuto l’esperienza della politica fatta dai partiti, enti di cui ignorava perciò le dinamiche e le esigenze interne. La legge perciò si limita ad indicare alcuni limiti all’attività dei partiti. Il primo limite è quello stabilito dal codice penale a tutela della società democratica spagnola: il codice prevede i casi delle associazioni illecite perché pregiudicano la sicurezza nazionale, l’ordine pubblico costituzionale e i diritti e le libertà dei cittadini; il secondo limite, di carattere costituzionale, è il requisito di democraticità interna, il quale richiede la garanzia dell’adesione libera e cosciente degli affiliati al partito e la democraticità delle norme interne di gestione e amministrazione degli organismi associativi. Per il resto, la legge tende a lasciare il più ampio margine di manovra possibile ai partiti ed agli associati. Particolare attenzione infine la legge dedica alla trasparenza del regime economico e patrimoniale dei partiti, al fine di evitare che siano sviati i fini politici dei partiti e che questi diventino degli strumenti in mano a gruppi economici, o che vengano utilizzati per fini contrari agli interessi della società spagnola.

La legge è composta da 8 articoli, 2 disposizioni transitorie e 2 disposizioni finali: molti articoli o singoli paragrafi sono stati abrogati dalla successiva legge 54/1978. L’articolo 1 prevede i fini essenziali delle associazioni politiche, vale a dire contribuire alla determinazione della politica nazionale e alla formulazione della volontà politica dei cittadini, nonché promuovere la loro partecipazione nelle istituzioni rappresentative di carattere politico mediante la formulazione di programmi, la presentazione e l’appoggio di candidati alle elezioni e altre attività dirette a tali fini. Gli unici limiti al diritto di associazione sono previsti dall’articolo 1.4, e sono quelli derivanti dal codice penale, il quale detta i casi in cui un’associazione è considerata illecita. L’articolo 3 riguarda lo statuto interno dei partiti, e si limita a prevedere il nucleo minimo di materie che dovranno essere trattate dallo statuto, senza entrare troppo nel dettaglio. L’articolo 4 si occupa del regime economico e patrimoniale dei partiti; l’articolo 6, relativo alle responsabilità dell’associazione politica, prevede che questa risponderà degli atti dei suoi associati solo qualora questi ultimi agiscano in sua rappresentanza, conformemente allo statuto.

4.6 LA LEGGE 54/1978

Successivamente è stata adottata la legge 54/1978 (LPP), che disciplina, in modo succinto, la vita dei partiti politici in Spagna: essa è stata abrogata in toto dalla nuova legge organica. La legge si componeva di soli 6 articoli (a cui andavano aggiunta una disposizione transitoria e 2 disposizioni finali). L’articolo 1 ribadiva la libertà degli spagnoli di creare partiti politici, nell’esercizio del diritto fondamentale di associazione. L’articolo 2 disciplinava la personalità giuridica dei partiti e l’iscrizione nel registro dei partiti presso il Ministero dell’Interno L’articolo 3 prevedeva i casi di sospensione della procedura d’iscrizione nel Registro. L’articolo 4 imponeva il requisito della democraticità nell’organizzazione ed il funzionamento del partito, limitandosi a stabilire che l’organo supremo era l’Assemblea (composta dall’insieme dei membri) e che gli organi direttivi dovevano essere eletti a suffragio libero e segreto, delegando poi il resto della disciplina interna allo statuto. L’articolo 5 elencava i casi di scioglimento del partito o di sospensione dell’attività. L’articolo 6 poneva alcuni principi per il finanziamento pubblico dei partiti.

4.7 GLI OBIETTIVI ALLA BASE DELLA LEGGE 6/2002

4.7.1 I PARTITI CHE APPOGGIANO IN TUTTO O IN PARTE LA LEY DE PARTIDOS

L’obiettivo del Partido Popular (PP) è dichiaratamente quello di arrivare quanto prima allo scioglimento di Batasuna, anche in vista delle elezioni municipali che si terranno nel 2003: nel caso in cui infatti Batasuna vi si presentasse e ottenesse rappresentanze comunali, i suoi sindaci e consiglieri rimarrebbero in carica per altri 4 anni, anche se nel frattempo venisse disciolto il partito; questo perchè la legge elettorale attribuisce un carattere personale ed inviolabile alle cariche elette. In questo modo, l’ETA, se si condividono le idee del Partido Popular, potrebbe continuare a sfruttare la visibilità politica e i fondi pubblici garantitile da Batasuna. Si è anche detto in precedenza che il PP, se volesse, potrebbe promuovere da solo l’azione giudiziaria contro Batasuna, dal momento che raggiunge da solo il numero legale per proporre la domanda di ilegalizacion. Il PP cerca, comunque, il maggior consenso possibile, anche da parte dell’opposizione, intorno alla nuova legge sui partiti. Non è un caso che già il giorno dopo il raggiungimento dell’accordo del 14 maggio, PP e PSOE avessero espresso entrambi il desiderio che l’iniziativa giudiziaria contro Batasuna fosse assunta, una volta entrata in vigore la legge, congiuntamente da Congresso e Senato, e che essa fosse supportata dallo stesso blocco di partiti che aveva sostenuto la nuova legge organica (vale a dire PP, PSOE, CiU?, CC e PA), in quanto così facendo si sarebbero coinvolte più istituzioni e si sarebbe data più forza alla decisione. Tale posizione è stata rafforzata il 26 maggio, quando PP e PSOE si sono impegnati a decidere assieme le azioni legali da intraprendere contro Batasuna, nell’ambito del patto antiterrorismo. Il punto 9 del patto prevede infatti che: “l’accordo implica l’attuazione concertata delle riforme legislative”, mentre il punto 1 prevede che anche se “spetta al governo la conduzione della lotta al terrorismo, (…) combattere il terrorismo è un compito che spetta a tutti i partiti democratici”.

Il Partido Socialista Obrero Español (PSOE), da parte sua, non ha avuto altra alternativa che quella di accodarsi all’iniziativa del Governo: a fronte della titubanza innanzi ad un progetto di legge “aggressivo” e sotto certi aspetti carente dal punto di vista delle garanzie democratiche, il PP ne ha approfittato per muovergli forti critiche, accusandolo d’incoerenza, per non voler accettare definitivamente il testo del progetto concordato con il PP stesso il 21 marzo 2002, e presentato dal Governo al Congresso il 22 marzo. Nell’accodarsi al progetto, il PSOE corre il rischio di lasciare al PP tutti i vantaggi elettorali dell’iniziativa. Fin dall’’inizio, per contro, il PSOE ha giocato un ruolo attivo, cercando di creare un fronte comune con gli altri partiti dell’opposizione, e riuscendo con successo a mettere il proprio sigillo su alcuni emendamenti alla legge di notevole importanza, facilitato, in questo, dal fatto che il progetto di legge presentato inizialmente dal Governo lamentava gravi lacune giuridiche, sbilanciato ossessivamente verso l’obiettivo di eliminare Batasuna. Molto più complessa risulta invece la posizione del partito nazionalista catalano Convergència i Unió (CiU?), attualmente al Governo in Catalunya, diviso al suo interno sull’appoggio alla legge dei partiti. Il progetto di legge ha, infatti, scatenato la reazione negativa dei dirigenti di CDC (sia del settore più moderato che del settore più nazionalista), i quali si sono definiti decisamente contrari alla futura legge sul presupposto che criminalizza le idee politiche, apre le porte alla persecuzione in futuro dei partiti indipendentisti e repubblicani (tra i quali rientra anche CiU?), e non risolve alla fine il problema basco. Pur essendo favorevoli alla messa al bando di Batasuna, essi hanno sostenuto che tale risultato può essere raggiunto “con il codice Penale alla mano”, senza bisogno di una nuova legge: per i quadri di CDC, appoggiare la futura legge dei partiti significa “aderire alla strategia antiterrorismo del PP, che nega il dialogo e confonde il terrorismo con il nazionalismo”. Per contro, la cupola direttiva di CiU?, pur tenendo conto della posizione dei dirigenti di CDC dissenzienti, ed esprimendo dubbi sull’efficacia e sull’opportunità di utilizzare la futura legge dei partiti per risolvere il conflitto basco, è invece a favore dell’appoggio alla legge, a condizione che fossero accettati, come è avvenuto, i suoi emendamenti. Il presidente della Catalogna ed ex-leader di CiU? Jordi Pujol, pur prendendo nota delle critiche di CDC, ha affermato la compatibilità della futura legge dei partiti con il sistema democratico, così come la legittimità dell’azione del Governo per mettere al bando Batasuna. Nello stesso senso si sono espressi il primo ministro del Governo catalano (conseller en cap) e attuale leader di CiU? Artur Mas ed il portavoce di CiU? presso il Congresso Xavier Tría: quest’ultimo aveva annunciato, di fronte al Congresso, che CiU? avrebbe votato prima a favore dell’emendamento totale alla legge del PNV ed, in seguito, avrebbe appoggiato la legge sui partiti nella votazione finale, purché avesse accolto i 38 emendamenti parziali presentati da CiU? come, in effetti, è avvenuto. Il plenum del Congresso ha accettato alla fine 37 dei 38 emendamenti presentati da CiU? i quali, in base alle dichiarazioni rilasciate dal portavoce Manuel Silva, serviranno a garantire il pluralismo politico e la libertà ideologica: Silva però ha espresso dubbi sulla reale efficacia della legge ed ha insistito sulla necessità di riannodare il dialogo con i nazionalisti baschi del PNV. Alla fine quindi