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Local.ImcItalyAPropositoDiItalyPuntoIndymediar1.6 - 21 Jan 2007 - 16:23 - PePsytopic end
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A proposito di italy.indymedia (definitivamente un pippone)

Table of content :

1. Com'è cominciata

Sono ormai passati sette anni da quando è nata Indymedia ((i)) e sei da quando è comparso in Rete italy.indymedia ((italy)), in questo periodo è accaduto di tutto: guerre, attentati spettacolari, cataclismi epocali, elezioni... Il "movimento no-global" che aveva costituito l'humus favorevole per la nascita di ((i)) sembra aver concluso, come spesso accade per i "movimenti", il suo percorso. Soprattutto in Italia, dove si erano registrate alcune delle punte più alte di partecipazione di massa alle iniziative contro la globalizzazione e la guerra, il "movimento" è sparito quasi del tutto e le sue ormai sporadiche apparizioni pubbliche sono solo un pallido fantasma di quelle di tre-quattro anni fa. Non è una novità, dagli anni '60 ad oggi la galassia che chiamiamo "movimento" ha avuto i suoi alti e bassi, i suoi momenti di massima forza e visibilità seguiti, immancabilmente, dai periodi di debolezza e invisibilità. Non dovrebbe quindi sorprendere il fatto che anche ((i)) subisca gli effetti negativi di questa situazione: è nata cavalcando l'onda favorevole di Seattle e adesso ne segue il riflusso.

L'irrompere di ((i)) all'interno del panorama dei media ufficiali aveva dato un discreto scossone alle incartapecorite redazioni che stavano appena iniziando a fare i conti con rivoluzione dell'informazione provocata dall'avvento del web. Anche se snobbata all'inizio, la Rete di ((i)) è diventata presto il punto di riferimento unico ed essenziale per qualsiasi informazione relativa al "movimento" e - sempre più spesso - sulle pagine dei giornali e sulle tv ha fatto la sua comparsa il logo dell'informazione indipendente. Dall'altra parte, lo sviluppo dei nodi locali di ((i)) in tutto il mondo occidentale ha visto una diffusione capillare del progetto originale che arriva a contare oggi più di 140 siti web sparsi in tutti i continenti. Nodi che, sebbene si distinguano spesso per l'impostazione grafica del sito e/o per qualche particolare tecnico, funzionano - in larghissima parte - ancora sulla base ai principi elaborati nel 1999.

Quello che non è mutato, dalla nascita del network ad oggi, è lo strapotere dei media ufficiali: agenzie di stampa, reti televisive, reti informatiche. Nel 2006 come nel 1999 l'informazione è ancora in mano di pochi e, sebbene ((i)) abbia trovato un suo spazio all'interno del panorama mediatico, l'informazione indipendente è ancora troppo debole. C'è quindi ancora sicuramente bisogno di un network che faccia informazione indipendente, e questo a prescindere dall'esistenza di ((i)).

2. italy.indymedia.org

Il nodo italiano di ((i)) nato nell'estate del 2000 dall'iniziativa di pochi entusiasti, si è trovato a fare i conti con gli avvenimenti del luglio 2001 a Genova uscendone, nel bene e nel male, da protagonista. Il sito è diventato tra i più trafficati del network internazionale e, il sequestro dei server ad opera del Fbi nell'autunno del 2004, ne ha rafforzato ulteriormente il ruolo. Di fatto ((italy)) è il media di movimento per eccellenza, tutti gli attivisti fanno riferimento alle sue pagine ed anche i meno pratici di computer ed Internet conoscono il suo indirizzo e riconoscono la sua funzione. Naturalmente non tutti "amano" ((italy)) ma, a giudicare da quanti attacchi vengono riversati proprio sulle sue pagine si può ben dire che anche i "nemici" di ((italy)) non riescono a sottrarsi al suo "fascino".

Le liste di gestione di ((italy)) che, all'inizio, si riducevano ad una sola si sono moltiplicate come pure i loro iscritti e, in certi momenti, l'elenco degli amministratori del sito ha superato abbondantemente il centinaio di nominativi. Nel corso degli anni, il nodo italiano si è riunito in assemblee in diverse città: Perugia, Firenze, Bologna, Milano, Roma e Genova, dove centinaia di persone hanno discusso (anche in modo acceso) per giorni e notti intere sul funzionamento e sulle prospettive del progetto.

A partire dal 2004, parallelamente alla comparsa dei primi segni di "crisi" del movimento, anche all'interno di ((italy)) iniziano a comparire i problemi che, nei mesi successivi (al meeting di Genova) porteranno all'allontanamento di alcuni tra quelli che seguivano il progetto dall'inizio. Altro segnale vistoso di questa "crisi" è il fatto che, nonostante i diversi tentativi, l'ultimo meeting sia datato appunto 2004. Due lunghissimi anni.

3. Lo stato delle cose

Attualmente ((italy)) funziona, in modo apparentemente "normale" sebbene sulle liste i momenti di polemica siano sempre frequenti e, in questi ultimi due anni, si sono avvicinati al progetto decine di persone che hanno iniziato a lavorare e che si sono integrate - più o meno bene - all'interno della struttura esistente. Le liste sono sempre affollate di iscritti e di messaggi e il newswire continua ad essere uno dei più "frequentati" di tutta ((i)).

Dati relativi al numero di iscritti ad alcune liste (al 25/10/06)
Lista iscritti iscritti digest totale (compresi nascosti)
italy-list 307 52 359
italy-editorial 202 45 247
italy-news 115 32 147
italy-tech 85 18 103

Le altre liste sono, più o meno, non funzionanti anche se con un altrettanto alto numero di iscritti.

Nonostante questo, l'insoddisfazione che aleggia nelle discussioni sulle liste è più che palpabile e, spesso, si rimettono quotidianamente in discussione modi e politica di funzionamento di ((i)) e di ((italy)), sebbene questo avvenga raramente in modo organico. La stessa difficoltà nell'organizzazione del meeting, che (a dire il vero) è stata un po' una costante anche negli anni passati, fornisce la misura del momento non proprio esaltante vissuto da ((italy)).

Tra i problemi che, all'unanimità, vengono riconosciuti tra i più urgenti ed importanti ci sono sicuramente quelli tecnici che si riassumono in due punti essenziali: la scarsità (per meglio dire la mancanza) di "tecnici" di supporto e le pecche del software "sf-active" sul quale funziona il sito. Tra i problemi "Politici", spicca sicuramente su tutti la gestione del newswire ma, non meno importante, quello relativo alla colonna centrale ed alla scrittura delle feature.

Ultimo, ma non ultimo, lo stato dei nodi "locali" che, proliferati nel corso degli anni, sono oggi - in molti casi - ridotti a liste vuote ed a pagine vecchie e/o raramente aggiornate.

A fronte di questa situazione interna c'è, paradossalmente, una discreta "visibilità" di ((italy)) a livello di web. Facendo uso di un tool disegnato per testare il livello di "popolarità" di un sito, misurato dal numero di link riferiti ad esso presenti sui motori di ricerca si può ottenere** un risultato del genere.

Numero di link presenti in alcuni motori di ricerca relativi ai siti elencati
Sito Google/AOL/HotBot MSN FAST/Altavista TOTALE
www.lastampa.it 6210 48244 141625 196079
www.corriere.it 12300 136117 530798 679215
www.repubblica.it 30100 169807 1202324 1402231
italy.indymedia.org 65000 96442 3498852 3660294
www.cnn.com 132000 3823600 2960000 6915600
(Dati raccolti l'8/10/06 i link comprendono anche quelli interni al sito)

Ma forse la "popolarità" di ((i)) è più un problema che un vantaggio in quanto, come tutte le cose di moda, attira inevitabilmente anche persone scarsamente o per nulla interessate al progetto di costruire una informazione indipendente.

4. Il newswire

Il newswire è la croce e delizia di ((italy)), è dai post pubblicati che sono sorti sempre i maggiori problemi sia esterni (il sequestro del Fbi, la rogatoria in Brasile) sia interni che hanno causato numerose discussioni e litigi. Per molti è proprio questa sezione a costituire il "cuore" del progetto di ((i)) e quindi il funzionamento e la qualità del sito dipendono direttamente dal funzionamento e dalla qualità del newswire. E il problema del newswire si può riassumere in una sola breve frase: "pubblicazione di contenuti che non sono in policy", in questa generica definizione vanno compresi sia i post con contenuti che violano "chiaramente" i paletti che ((italy)) si è data, sia - sempre più spesso - i post con contenuti che, sebbene non siano in chiaro ed aperto contrasto con la policy, costituiscono solo un "rumore di fondo" dell'informazione, qualcosa di molto simile allo "spam".

Come è noto il fenomeno dello "spam" o della "junk mail" (posta spazzatura) non è nato con ((i)). C'è stato infatti un periodo idilliaco di Internet nel quale chiunque avesse osato spedire qualcosa di non richiesto a qualcuno avrebbe corso il serio rischio di trovarsi - da un giorno all'altro - privato dell'accesso alla Rete. Il primo "spam" comparve sui newsgroup solo nel 1995, quando il web era ancora un servizio per pochi intimi ma Internet esisteva già da un bel po' di tempo.

Il newswire (nw) è per sua "natura" niente altro che un newsgroup leggibile e scrivibile via web e, proprio per questo, è soggetto a tutti i meccanismi che regolano da sempre (i newsgroup sono nati più di 20 anni or sono...) questo tipo di modalità comunicativa. L'unico sistema conosciuto, l'unico sistema possibile, per tenere un newsgroup "pulito" è quello di moderarlo, esistono infatti molti newsgroup sui quali si può postare solo passando per un controllo di un amministratore (così come per le mailing list moderate) che è l'unico ad avere il potere di decidere cosa può essere pubblicato e cosa invece no.

La scelta fatta da chi ha avviato il progetto ((i)) è stata quella della "pubblicazione aperta" (Open Publishing), vale a dire di un nw sul quale si potesse liberamente pubblicare, lasciando il controllo "a posteriori", vale a dire che un post può essere nascosto o editato solo dopo la sua avvenuta pubblicazione. Piaccia o meno questa impostazione è quella che ha fatto di ((i)) uno dei network indipendenti più utilizzati al mondo.

In questo caso non esistono le mezze misure: la moderazione del nw può essere fatta solo preventivamente (nw moderato) o posticipatamente (come è adesso) e non esistono delle soluzioni intermedie. Da questo ne consegue che, qualsiasi idea o tentativo di risolvere in altro modo i problemi legati al nw è destinata al completo fallimento.

L'unica scappatoia a questa regola ferrea della comunicazione su Internet è di ordine "tecnico" e si basa sul modo attraverso il quale gli utenti usufruiscono del sito. Partendo dal presupposto che esistono dei modi standard di accedere alle pagine web è possibile implementare delle soluzioni che tengano presente queste modalità al fine di mettere in primo piano alcune cose piuttosto che altre. E' un po' come nascondere la spazzatura sotto il tappeto: chi entra in salotto non la nota ma la spazzatura è proprio sotto i suoi piedi e basta sollevare il tappeto per vederla saltare fuori.

Nel corso degli anni sono stati proposti due sistemi per provare a risolvere (almeno in parte) questo problema: il nw "a punti" e la ripartizione del nw.

Il primo prevede la possibilità per gli utenti di valutare (dare un "voto") i singoli post pubblicati sul nw e di settare la propria visualizzazione in base al punteggio ottenuto da ogni singolo post. In questo modo, si pensa, verrebbero in "primo piano" i contenuti migliori (i più "votati") e resterebbero sul fondo quelli peggiori (i meno "votati"). Una soluzione del genere, che teoricamente potrebbe essere la migliore, ha però un difetto di fondo, vale a dire che presuppone una assoluta e completa buona fede da parte degli utenti in quanto basterebbe l'accordo di un gruppo per far salire il "punteggio" dei post peggiori.

Il secondo sistema si basa su una mera soluzione "tecnica" che vede la ripartizione del nw in due o più "sezioni". Si basa sull'assunto che un utente legge - di preferenza - solo alcune parti della pagina e del sito e, raramente, altre; per questo si tratterebbe di trovare un sistema che collochi nelle parti "migliori" le cose più interessanti e che lasci nelle parti "peggiori" le cose che meno preferiamo. Anche questo sistema non è privo di difetti: da una parte non è sempre facile individuare le parti migliori/peggiori del sito e, dall'altra, spostare un post da una sezione del nw ad un'altra comporta un inevitabile aggravio del lavoro degli amministratori.

Come scritto più sopra, l'unico sistema per avere un nw "pulito" è quello di moderarlo. Ma anche questa soluzione è perfetta solo in teoria, infatti i problemi in questo caso si sposterebbero nelle discussioni degli amministratori che devono decidere se pubblicare o meno un post. Il che significa ancora un aggravio di lavoro, maggiore che nel caso precedente, per gli amministratori che dovrebbero essere al lavoro 24/24 ore per garantire l'immediatezza delle informazioni.

Per questi motivi il problema del nw non ha soluzioni perfette o definitive e la scelta fra le alternative descritte è solo fra un male ed un male minore.

Appendice censoria ad integrazione del punto sul newswire

Il termine "policy" indica una serie di indicazioni di massima che dovrebbero servire a scartare dal flusso informativo del nw i materiali non in linea con i principi di ((i)). Questo argomento è stato più e più volte oggetto di discussioni molto accese in quanto, se pure tutti convengono sui punti principali, c'è spesso una discordanza sul modo di applicare questa griglia interpretativa al singolo caso concreto.

Alcuni esempi (in ordine casuale) di post che creano problemi:

  • post fascisti. Resta fondamentalmente aperto il problema su "cosa" raggruppare sotto questa fattispecie e più di una volta ci sono stati pareri molto contrastati, con post nascosti/editati e poi rimessi a posto in quanto la definizione, così laconica si presta ad arbitri interpretativi alquanto vasti. Sarebbe opportuno sviluppare un minimo di casistica in modo da automatizzare maggiormente e quindi di velocizzare le azioni eventuali da compiere, fermo restando il ricorso alla lista news per i casi dubbi.

  • post sessisti. Il caso riguarda molto spesso le immagini "pornografiche" che vengono considerate a volte "sessiste" ed a volte no. Vale lo stesso discorso fatto sopra a proposito in quanto la scarna definizione permette un uso/abuso del nascondimento.

  • post politici. La policy prevede che i partiti istituzionali non possano pubblicare sul nw la loro "propaganda". Ovviamente la genericità di questa definizione causa spesso discussioni che si limitano esclusivamente durante il periodo elettorale in quanto, in quel caso, è più facile individuare i post non in policy.

  • post "religiosi". Negli ultimi tempi sono aumentati esponenzialmente i post a carattere "religioso", siano essi deliri mistici che invettive o analisi che hanno le loro fondamenta in una qualsiasi religione, con una preferenza sostanziale per le tre monoteistiche. E' questo il caso più semplice in quanto è facilmente distinguibile il post dove la religione è l'unica informazione da quello nel quale è solo un suo complemento. Si tratta di decidere solo come comportarsi rispetto a questi.

  • post che violano la "privacy". Di regola nomi e dati sensibili (indirizzi, telefoni, ecc...) vengono "editati". Le eccezioni riguardano (di solito) le persone "pubbliche", ovvero politici di professione ed altri personaggi che sono noti a tutti. Problemi sorgono quando si tratta di pubblicare nomi di militanti colpiti dalla repressione.

  • post con foto nelle quali si vedono le "facce". Periodicamente (ma non sempre) ci sono polemiche sulla pubblicazione di foto nelle quali si vedono le facce delle persone. Queste non tengono nel giusto conto alcuni fatti evidenti: 1) foto e filmati vengono utilizzati nei processi; 2) le persone riprese vengono "riconosciute" sia se sono a volto scoperto che coperto; 3) da questo se ne deduce che "cancellare" solo le facce è inutile, in quanto se si volesse rendere davvero inutilizzabili foto/filmati si dovrebbe far "sparire" del tutto le persone; 4) pubblicare foto/filmati con le persone "sparite" è praticamente inutile ai fini della comunicazione. A questo punto si possono fare solo due cose: a) decidiamo di non pubblicare più foto/filmati nei quali compaiano persone, oppure b) usiamo il cervello e distinguiamo tra i vari casi. Meglio la seconda.

  • no info. E' questa la definizione più ambigua e, decisamente, quella da eliminare. Il primo assioma della comunicazione recita "è impossibile non comunicare" e questo vale anche per le informazioni. Anche un post vuoto, ma che magari ha un certo autore o un determinato titolo ha un suo valore comunicativo/informativo. La cosa migliore da fare forse sarebbe sostituire "no info" con qualcosa del tipo "informazione non utile", vale a dire che si valuta che l'informazione contenuta nel post non sia di alcuna utilità al progetto di ((i)) e quindi debba essere nascosta per diminuire il rumore di fondo e facilitare la diffusione di "informazioni utili".

Ognuno di questi casi può, oltretutto, dare lo spunto al magistrato di turno per avviare qualche procedimento legale contro ((i)), come è successo recentemente con la vignetta sul Papa.

In fin dei conti è comunque necessario, per evitare di dover sempre ridiscutere tutto ogni volta, dotarsi di una serie di "paletti" da piazzare a "difesa" dell'usabilità del nw, avendo bene in mente però che non esistono ne possono mai esistere all'interno della comunicazione dei metodi "sicuri" per separare quello che è dentro da quello che è fuori il limite che ci siamo posti. Il che significa che i post "critici" andrebbero discussi caso per caso, anche senza tener troppo conto della policy (che non è una legge!) con tutti i problemi che una cosa del genere comporta.

Appendice (piccola ma polemica) a proposito del Forum

Qualche cenno "storico". Di aprire un Forum si è discusso (sulla lista italy) dal 2002 , discussioni lunghe e interessanti, che concordavano su due punti:

  1. il Forum sarebbe stato un luogo dove sviluppare discussioni, dibattiti e polemiche che intasano il nw;
  2. il Forum sarebbe stato anche il luogo dove spostare i post su discussioni, dibattiti e polemiche che intasano il nw.

Per alcuni, molto più semplicemente, il Forum doveva essere principalmente una sorta di "valvola di sfogo" del nw e, comunque, qualcosa di non necessariamente legato al progetto ((i)). In tutti i casi il Forum era considerato un esperimento del quale riscontrare la validità.

Il Forum viene creato agli inizi del 2003 e, fin da subito, si vede che le cose non vanno come si pensava che dovessero andare (vedi soprattutto la lista italy-news del 2003). Fino ad arrivare, in più di una occasione, alle proposte di chiusura del Forum alle quali seguivano accese discussioni (vedi soprattutto la lista italy del 2003) che poi, per inerzia, finivano nel dimenticatoio, pronte a riprendere alla prima occasione.

Nel meeting di settembre 2003 a Roma, l'assemblea arrivò alla conclusione di spostare il Forum all'esterno (ovvero scollegare il Forum da ((italy))), come si può leggere nel report dell'assemblea. La proposta dell'assemblea cadde, dopo qualche discussione sulle liste, nel vuoto.

Visto che, negli ultimi 3 anni le cose, a quanto sembra non sono cambiate molto a proposito del Forum, si tratta - ancora una volta - di sforzarsi capire, prima di tutto, se un forum (non necessariamente quello in questione, ma un forum in genere) rientra nel progetto ((italy)). Una volta chiarita davvero, in modo definitivo questa faccenda, allora il resto diventa un po' più semplice.

  • Si potrebbe decidere che un forum non è essenziale al progetto ((italy)).
  • Che un forum, per quanto non essenziale, non sia necessariamente un danno.
  • Oppure che un forum è decisamente dannoso.

In ogni caso, se il risultato della discussione è il mantenimento del Forum, questo deve essere garantito (in primo luogo da chi lo sostiene) da persone che si impegnino nella sua gestione. Altrimenti il Forum dovrebbe, di conseguenza, sparire dalle pagine di ((italy)) e migrare verso un altro server.

5. La colonna centrale

Il secondo problema, in ordine di importanza, riguarda la colonna centrale del sito di ((italy)) ed il funzionamento della lista "Editorial" che dovrebbe essere quella deputata alla scrittura ed alla scelta delle feature (ftr) da pubblicare. Nel corso degli anni si sono ripetute, con modalità simili, una serie di situazioni problematiche relative alle ftr che possono servire da esempio.

Ecco alcuni dei "tipi" di ftr che comportano sovente dei problemi:

  • ftr alla moda. Spesso vengono pubblicate delle ftr che riguardano argomenti in primo piano su tutti i media mainstream e spesso non si riscontra in esse un qualche "valore aggiunto" che le differenzi sostanzialmente da un articolo pubblicato su un media ufficiale.

  • ftr volantino. Spesso vengono pubblicare delle ftr su alcuni eventi il cui testo non è altro che un volantino, comunicato, manifesto preparato dalla realtà che organizza l'evento. Di solito questo genere di ftr viene proposta direttamente da qualcuno, che fa ((i)), collegato agli organizzatori dell'iniziativa.

  • ftr a richiesta. Spesso capita che qualche singolo o qualche realtà organizzata chieda, in modo più o meno delicato e/o formale, che venga fatta una ftr su un particolare argomento di loro interesse. A questo punto si verifica uno di questi casi: la proposta viene "adottata" da qualcuno della lista che si preoccupa di preparare la ftr; la proposta viene bellamente ignorata del tutto, come se non fosse mai arrivata; la proposta ingenera una discussione dalla quale può scaturire o meno il testo di una ftr.

  • ftr tiramolla. A volte accade che una ftr venga pubblicata e che, solo in quel momento, susciti le proteste di alcuni che non sono intervenuti prima, in fase di redazione della stessa. Di solito queste discussioni possono provocare la modifica o il nascondimento della ftr che, in alcuni casi, comporta la sua riscrittura e la sua ripubblicazione. In altri casi, dopo accese discussioni, la ftr può anche scomparire del tutto e non essere mai più ripubblicata.

  • ftr politiche. A volte il testo proposto per una ftr causa una discussione sui suoi contenuti politici nella quale si confrontano le diverse "anime" degli indyans. Il più delle volte il risultato è una mediazione politica che "annacqua" il contenuto della ftr. In alcuni casi la ftr diventa una "ftr tiramolla" (vedi sopra).

  • ftr locali. A volte il testo di una ftr preparata da un nodo locale suscita qualche critica sia che venga pubblicata (come richiamo) sulla Home sia che resti confinata nella categoria geografica.

Sicuramente il lavoro della lista "Editorial" assomiglia molto a quello di una "redazione", anche se priva di una struttura di potere interna fatta di caporedattori o direttori, in quanto è al suo interno che vengono prese le decisioni sulle ftr da pubblicare nella colonna centrale.

Uno dei limiti del progetto originale sul quale è nata ((i)) è l'idea che sia possibile fare una informazione indipendente senza incorrere nei difetti di quella mainstream, questa ingenuità (del tutto comprensibile) si è però scontrata presto contro una serie di ostacoli che hanno costellato il cammino del network. Ostacoli che vanno dal problema del finanziamento, da ricordare le polemiche sulle possibilità di ricevere soldi da parte di istituzioni/strutture di potere a quello della censura/repressione, il Fbi ha iniziato a tenere sotto osservazione ((i)) fin dai suoi inizi. A questi si vanno ad aggiungere i problemi relativi ai rapporti tra ((i)) e le varie strutture/anime del movimento, un rapporto che è di amore ed odio in quanto da una parte ci sono molti di coloro che fanno ((i)) che fanno direttamente parte di queste strutture in modo più o meno organico e dall'altra - volenti o nolenti - si è creata una "comunità" indyana che agisce a volte come se fosse essa stessa una struttura politica del movimento, con tutti i rischi che questo comporta.

Quello che ha fatto, fino ad oggi, la differenza tra ((i)) ed i mille altri progetti nati e naufragati negli ultimi 40 anni all'interno del "movimento" è sicuramente l'adozione di un metodo di lavoro non gerarchico, trasparente (per quanto possibile) ed assembleare. Un metodo che porta con sé anche molti problemi ma che, sicuramente, ne evita di peggiori.

La soluzione dei problemi riguardanti il lavoro della lista Editorial non è semplice e forse nemmeno è auspicabile una "redazione" che sia completamente autonoma da qualsiasi istanza di "movimento" e che ne sarebbe, in fin dei conti, totalmente estranea.

Sarebbe comunque auspicabile che, le scelte riguardanti i contenuti della colonna centrale, rispecchiassero maggiormente i principi "fondanti" del network, vale a dire che venisse data la precedenza assoluta all'informazione nascosta o mistificata dai media, questo anche quando l'avvenimento è così piccolo da sparire velocemente anche dal nw. Meglio questo piuttosto che la riproposta di una rilettura "di movimento" dell'informazione mainstream. Un lavoro che implica la responsabilità di scegliere, tra quello che viene quotidianamente pubblicato sul nw, i materiali che meritano la visibilità garantita alle ftr che compaiono in Home. Siano anche articoli usciti su una fanzine che tira 50 copie e che viene diffusa solo in provincia ma che siano originali e che contribuiscano, concretamente, a disarticolare il sistema mediatico ufficiale, piuttosto che la riproposizione di "punti di vista" su argomenti al primo posto nell'agenda del mainstream.

Sarebbe anche auspicabile che, in alcuni casi, possano essere pubblicati in colonna centrale anche documenti, volantini, manifesti ed altro (vedi ftr volantino più sopra) senza modifiche e con la firma di chi li ha prodotti. Ovviamente, previo consenso della lista. In questo modo si eviterebbe il penoso rimaneggiamento di volantini che vengono trasformati in ftr aggiungendo due link e cambiando due pronomi. Così come dovrebbe essere possibile (come è raramente accaduto) promuovere un post a ftr.

6. Mi consenta...

Tra le costanti che hanno accompagnato la vita di ((italy)) c'è il famigerato "metodo del consenso" che, nella fase di costituzione del nodo è stato scelto come la base sulla quale prendere le decisioni collettive. Col passare del tempo il "consenso" è diventato più simile ad un feticcio e questo è dovuto a due cause: molti di quelli che lo citano non si sono presi nemmeno la briga di leggersi i documenti originali dai quali è nato, mentre altri non lo hanno mai ben compreso fino in fondo. Fatto sta che oggi il "consenso" è diventata una formuletta di rito usata nelle liste o (peggio) una coperta da tirare da un lato o dall'altro per coprire le proprie posizioni.

Ripartendo da zero, è facile elencare i diversi modi con i quali un gruppo può prendere le sue decisioni:

  1. metodo dittatoriale -> Uno decide per tutti
  2. metodo leninista -> Un piccolo gruppo decide per tutti
  3. metodo democratico -> La maggioranza decide per tutti

Scegliendo il "metodo del consenso" si era chiaramente deciso di non affidarsi ad alcuno dei metodi citati qui sopra.

Le critiche che si possono muovere a questo metodo sono diverse***:

(* Le considerazioni sono frutto principalmente della lettura di "SUL CONFLITTO E SUL CONSENSO. Un manuale sul Consenso Formale nei processi decisionali, di C.T.Butler e Amy Rothstein")

  1. il metodo del consenso non porta reali novità all'interno delle relazioni nei gruppi, in alcuni casi non fa altro che cambiare il nome a ruoli già ben conosciuti all'interno delle dinamiche interpersonali;
  2. il metodo del consenso non affronta il problema della responsabilità collettiva, vale a dire cosa accade se si formano delle maggioranze e delle minoranze (in termini strettamente numerici), sembra proprio che questo caso non sia assolutamente preso in considerazione e/o tollerato;
  3. il metodo del consenso fa riferimento principalmente a riunioni di gruppi che avvengono in real life (faccia a faccia) e quindi non è detto che sia anche adatto alla gestione di decisioni che passano attraverso la CMC che ha delle regole di comunicazione proprie.

I punti b e c provocano anche dei discreti corti circuiti in quanto, per esempio, in base a questi ne deriva che (come viene anche chiaramente espresso nel testo citato) gli assenti hanno sempre torto e che devono prendere per buone le decisioni prese da altri in loro assenza.

Non è il caso di addentrarsi oltre, lo scopo di questo paragrafo era solo di ricordare che, tra i tanti problemi che affliggono ((italy)) c'è anche quello di fare una riflessione - seria e profonda - sul "metodo del consenso" il che non significa buttarlo via ma, piuttosto, adattarne meglio i meccanismi al funzionamento di ((italy) ed alle sue necessità.

Per fare questo è necessario partire da una chiara definizione (o ridefinizione) degli scopi di ((i)), quindi dei metodi che si intendono mettere in atto per raggiungerli e, dopo aver fatto questo, scegliere il metodo da adottare per prendere le decisioni collettive.

7. Pistolotto finale

Al termine di questo superpippone, ma nemmeno tanto grande (si poteva fare decisamente di più e di meglio), alcune considerazioni di massima e riassuntive.

Le ragioni che hanno portato alla nascita ed alla crescita di ((i)) sono ancora - purtroppo - del tutto valide e quindi sarebbe cosa buona e giusta che il network continuasse il suo lavoro. D'altra parte le esperienze accumulate in questi anni andrebbero capitalizzate e bisognerebbe imparare soprattutto dagli errori fatti e non dormire sugli allori di una notorietà che, nel campo dei media, può essere ridimensionata in qualsiasi momento, per non dire dei problemi legati alla repressione sempre in agguato.

Il lavoro di aggiornamento dovrebbe comportare anche una fase di revisione del sito che, se si eccettua la Home presenta diverse manchevolezze (link che non funzionano, riferimenti non più validi, parti completamente mancanti), ma questa (forse...) è la parte sicuramente più semplice del lavoro. Teniamo anche presente, anche se non è di estrema urgenza, l'aspetto grafico del sito, che risale al 2003 e che forse si potrebbe anche migliorare in alcune parti.

L'aggiornamento dovrebbe rivedere alcuni punti del process, non tanto per quello che riguarda il metodo orizzontale ed assembleare ma per quello che riguarda il metodo del consenso che spesso viene interpretato in momenti diversi in modo diverso e che ha, comunque, alcuni limiti soprattutto dovuti al fatto che è nato per essere applicato a persone che si incontrano nella vita reale e non principalmente (se non esclusivamente) attraverso una rete di computer.

Di assoluta urgenza la ricerca di "tecnici" in grado di fornire un adeguato supporto al lavoro della comunità e, altrettanto urgente, la formazione di volontari che possano aumentare il numero dei "tecnici" a disposizione.

Urgente anche un ripensamento sul software che viene attualmente utilizzato, a livello internazionale è in atto una discussione proprio sul tipo di CMS più adatto al lavoro di ((i)) e, come è facile verificare, non tutti i nodi usano il medesimo software.

Di media urgenza la riscrittura della policy alla luce di quanto emerso negli ultimi anni e la scrittura di una specie di "prontuario" dei casi più comuni per facilitare il lavoro dei nuovi amministratori e per garantire un minimo di coerenza nella sua applicazione. Stesso discorso per tutta una serie di "procedure" che periodicamente assillano le discussioni sulla lista italy (e non solo), si tratterebbe - in pratica - di fare quello che si è fatto per il process relativo alla richiesta di un account di amministratore che, tra i tanti, è l'unico ad essere stato discusso e messo nero su bianco. Tra queste, andrebbero chiarite le modalità con le quali si crea una "categoria", la si modifica o la si elimina.

In questo scritto non si sono presi in considerazione, tra le tante cose, i problemi dei nodi locali di ((italy)) in quanto il discorso sarebbe andato troppo lontano e in quanto molti dei problemi che essi presentano sono gli stessi di ((italy)). Andrebbe comunque fatta una seria ed approfondita riflessione sul funzionamento attuale dei nodi locali e sul loro futuro.

Altro punto non trattato, ma altrettanto importante, sono i rapporti con il network mondiale, sia per essere aggiornati su quello che succede sia per poter dire la nostra sulle decisioni che vengono prese. Sarebbe davvero urgente riattivare un collegamento, vale a dire qualcuno che si iscriva alle liste internazionali e che periodicamente relazioni sulla lista italy.

Tutte le manchevolezze, le imprecisioni ed i refusi presenti in questo pippone sono esclusivamente una colpa personale, mentre le cose buone sono invece esclusivamente il risultato di quanto imparato dal lavoro collettivo.

-- PePsy

Ottobre 2006

N.B. Il testo qui sopra è stato scritto prima della notifica dello "sfratto" e, nelle intenzioni, doveva essere un work-in-progress. Alla luce di quanto avvenuto ho preferito lasciare (almeno per il momento) il testo "congelato" così come era.
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